Cronaca
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Morìa di api nel Cremonese, uso massivo di pesticidi? La procura apre un'indagine

La procura di Cremona ha aperto un fascicolo di indagine in seguito all’esposto presentato questo mese da ApiLombardia e sottoscritto da Unaapi (Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani) e Associazione Apicoltori Lombardi per la strage di api avvenuta durante la scorsa estate in provincia di Cremona, in particolare nei comuni di Azzanello, Genivolta e Soresina. Secondo ApiLombardia, che ha presentato un esposto anche alla procura di Brescia per moria di api in alcuni comuni del bresciano, la causa sarebbe da addebitare agli insetticidi. Dell’indagine si sta occupando il sostituto procuratore Davide Rocco, che sta disponendo le attività da compiere e nel contempo sta valutando le ipotesi di reato, tra cui il danneggiamento. Il sospetto è che la strage di api sia stata provocata dall’utilizzo di pesticidi nei campi circostanti di granoturco. “L’uso dei pesticidi non è ovviamente vietato dalla legge”, ha ricordato il procuratore Roberto Pellicano, che ha molto a cuore i temi ambientali, “ma queste sostanze devono essere utilizzate con cautela e nel rispetto dei cicli riproduttivi delle api”. E invece se ne sarebbe fatto un uso massivo. La procura lo dovrà accertare.

Oltre duecento gli alveari colpiti, distribuiti in un territorio compreso in un’area limitata di poche decine di chilometri, nella Bassa Padana, tra le province di Cremona e Brescia. Un’onda di morte che ha lasciato le colonie stremate e gli apicoltori in gravissima difficoltà. Visti i numeri importanti, Apilombardia e gli apicoltori colpiti avevano anche allertato i servizi veterinari delle Ats di Cremona e Brescia e i carabinieri forestali ottenendo la conduzione di sopralluoghi congiunti. “Le analisi condotte sulle matrici prelevate dalle Ats direttamente negli alveari colpiti”, secondo quanto dichiarato da ApiLombardia, “hanno rilevato la presenza in quantità elevate di due molecole insetticide impiegate nelle coltivazioni di mais”.

Sulla questione era intervenuta anche Greenpeace che aveva parlato di avvelenamento di oltre 200 alveari con tassi di mortalità dal 40 al 100% delle api. “Vista la vastità e l’ampiezza del fenomeno non può trattarsi di un atto vandalico sugli alveari, ma di sostanze che le api hanno incontrato nel territorio circostante, durante la loro opera di raccolta del polline.  Fra le ipotesi sulle cause, l’uso di insetticidi direttamente su colture in fioritura, dove appunto volano le api per raccogliere il polline, o la deriva tramite il vento dell’insetticida su una coltura limitrofa in fioritura a quella oggetto del trattamento”.

Sara Pizzorni

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