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Fondi sottratti a 'Uniti',
Mazzetti al giudice: 'Il mio
errore? Fidarmi di Crotti'

“Credevo fosse in buona fede, il mio errore è stato quello di fidarmi di Renato Crotti”. Lo ha detto oggi al gip, Attilio Mazzetti, il procacciatore d’affari ed ex gestore di locali notturni arrestato mercoledì dagli uomini della guardia di finanza nell’ambito dell’indagine relativa alla sottrazione di fondi ai danni della onlus ‘Uniti per la provincia di Cremona’, che vede indagate altre nove persone, tra cui Renato Crotti, ex gestore “di fatto” dell’ente benefico, e Cristiano Bozzoli, titolare di un’impresa di vendita di stufe e caldaie, accusati, in concorso, per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e alla truffa. Per l’accusa, avrebbero prelevato soldi da utilizzare per scopi estranei alle finalità benefiche. Sotto la lente della finanza ci sarebbe un importo complessivo di circa 250.000 euro sottratto alla onlus che era arrivata a raccogliere 4 milioni di euro per finanziare iniziative anti- Covid.

Mazzetti, 35 anni, di Soresina, è stato interrogato da remoto dal carcere dal gip Pierpaolo Beluzzi, collegato anche con l’avvocato difensore. Pierantonio Vailati. A Mazzetti è contestata l’associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita e al riciclaggio, l’aver emesso fatture per operazioni inesistenti e per aver tentato di minacciare uno degli altri indagati in relazione alle dichiarazioni che aveva rilasciato durante le indagini.

Crotti e Mazzetti, secondo quanto raccontato oggi al giudice dallo stesso Mazzetti, si conoscevano da anni, da quanto il 35enne soresinese gestiva un bar a Crema. Poi si erano persi di vista e si erano ritrovati successivamente su facebook. Lì, Mazzetti, chattando, aveva detto a Crotti di essere diventato un procacciatore di affari e a quel punto Crotti gli aveva proposto di occuparsi  di opere di sanificazione. Al giudice, Mazzetti ha detto di aver avuto esclusivamente un ruolo di mediatore: trovava i clienti che facevano le fatture, effettuate in un secondo tempo, sostenendo di non aver mai saputo nulla del modo in cui erano state eseguite. Mazzetti ha parlato di sette o otto fatture emesse nell’arco di tre mesi: marzo, aprile e maggio. Ha poi riferito che Crotti gli aveva detto che i soldi di cui disponeva erano soldi della comunità europea e che avevano una durata brevissima. L’errore di Mazzetti, in sostanza, secondo quanto dichiarato dallo stesso, sarebbe stato quello di fidarsi di Crotti, definito “un personaggio pubblico” e “sempre stato elogiato pubblicamente”.

Oltre all’accusa di aver cercato di inquinare le prove, Mazzetti deve anche rispondere di aver tentato di minacciare uno degli imprenditori che si era prestato a fare le fatture false. Prima gli avrebbe offerto 25.000 euro, poi avrebbe minacciato di gambizzarlo. Un’accusa che Mazzetti oggi ha respinto con forza, sostenendo di non aver mai minacciato nessuno.

Al termine dell’interrogatorio, durato circa due ore e mezza, l’avvocato Vailati ha fatto sapere di aver chiesto la liberazione del suo cliente, o in subordine gli arresti domiciliari, sostenendo che non vi siano più i presupposti della custodia in carcere. Il giudice si è riservato.

Sara Pizzorni

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