Cronaca

Siti dismessi: il Comune di Crema ha inviato sette diffide lo scorso ottobre

Il Comune di Crema ha inviato lo scorso 21 ottobre,  sulla scorta di una Relazione pervenuta dal Commissariato di Crema, sette diffide ad adempiere a rispettive proprietà, privati, società immobiliari, curatori fallimentari, di alcuni immobili in stato di abbandono, incuria o comunque insufficiente adozione di misure di protezione ed antiintrusione, perché vengano assunti al più presto tutti gli accorgimenti ed evitare criticità tali da renderli a vario titolo pericolosi per l’incolumità pubblica. Si tratta di siti noti in città e già sovente segnalati per intrusioni abusive, accumulo di rifiuti, situazioni di palese incuria.

In tutti questi casi, il Comune, con una nota a doppia firma da parte del Comando di Polizia locale e del Servizio Pianificazione territoriale e ambientale ed Edilizia privata, ha invitato le proprietà a provvedere entro il termine assegnato dalla notifica del provvedimento a impedire l’accesso da parte di terzi nelle loro aree, a verificare e ripristinare le fondamentali condizioni di sicurezza e protezione a tutela dell’incolumità pubblica.

Già nei giorni successivi alcuni degli interessati si sono attivati, dimostrandosi disponibili, richiedendo ulteriori informazioni, in altri casi ci sono stati già interventi, in un quadro – va sottolineato – di tipologie molto differenti tra loro, per conformazione del sito, per condizioni e per presenza o meno di cantieri. 

“Lo strumento della diffida ad adempiere è un passo che ci consente di tenere traccia della corrispondenza con le proprietà in un’ottica collaborativa, ma che al contempo intende stimolare una serie di interventi”, commenta il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi. “L’attenzione verso gli immobili in stato di abbandono, di incuria e di insicurezza non è mai venuta meno, e abbiamo sempre cercato un dialogo con le proprietà, ottenendo dei risultati a breve termine spesso apprezzabili, che probabilmente un atteggiamento più burocratico non avrebbe garantito. Il problema è la tenuta delle misure di protezione nel medio-lungo termine ed in tal senso la Relazione del Commissariato ci ha spinto ad agire con questa modalità della diffida. Va da sé che, laddove nei termini assegnati non sortiremo effetti, dovremo valutare l’assunzione di provvedimenti ordinatori più perentori, a tutela della sicurezza, della incolumità e dell’igiene pubbliche”.

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