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Coprogettazione. Lavoro
sociale di comunità: tanti
progetti per ripartire

Rispetto, interculturalità e nuovi legami. Dopo il lockdown, riparte il lavoro sociale di comunità in coprogettazione tra Ats Impronte Sociali e Comune di Crema

Ripartire dalle comunità, pur ferite, per ricomporre esperienze e dare forma al domani. Questa in estrema sintesi l’essenza del lavoro sociale di comunità approntato dall’ats Impronte sociali in coprogettazione con il Comune di Crema. Il modello comunitario mira ad una cooperazione tra operatori pubblici ed operatori del terzo settore nel coinvolgimento attivo dei protagonisti. Da questo presupposto prendono vita i patti di comunità, sottoscritti da diverse realtà del territorio, al fine di erogare servizi in grado di rispondere ad esigenze concrete, manifestate dagli stessi destinatari.

Tra questi, spicca il progetto I mille volti del rispetto, promosso dal Civic center san Luigi. “Nata da una suggestione dell’associazione di genitori di Borgo san Pietro, l’iniziativa intende educare i ragazzi al rispetto della persona umana ed al senso di responsabilità” spiega l’educatrice professionale Greta Fontana. L’obiettivo è quello di educare alla solidarietà e sollecitare l’osservazione della diversità in un’ottica di cooperazione: “È emersa la necessità di riempire di contenuto la parola rispetto. Abbiamo dato vita a questa iniziativa per fare in modo che ciascuno possa rappresentare la propria idea di rispetto affidandosi alla creatività”. Possono essere impiegati diversi linguaggi performativi: da quello video a quello fotografico, passando per la danza ed il testo scritto, fino a cartelloni, striscioni o gesti sportivi di rispetto.  “Non volevamo porre dei paletti, ma fare in modo che i ragazzi potessero esprimersi nel modo a loro più adeguato”. Il progetto si rivolge agli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado, i gruppi classe, i gruppi giovanili, i gruppi afferenti agli spazi compiti, le associazioni di genitori, i gruppi sportivi. La partecipazione è gratuita. Le adesioni al festival dovranno pervenire entro il 30 ottobre, mentre gli elaborati completi dovranno essere consegnati entro il 20 novembre. È previsto un incontro di formazione, preliminare allo svolgimento del festival. La mostra si terrà nel mese di dicembre.

Nel quartiere di San Bernardino si intensifica la rete di progetti a favore di minori e adulti di origine straniera al fine di “garantire la nascita di legami comunitari, valorizzando le diverse risorse presenti nel contesto, quali l’associazionismo e la cittadinanza attiva”. In quest’ottica è stato potenziato lo spazio compiti con il supporto di una figura educativa, al fine di garantire vicinanza a situazioni di vulnerabilità rese ancora più evidenti dalla fase emergenziale. Partirà, invece, dalla fine del mese di ottobre un laboratorio ludico ricreativo per i bambini del quartiere, con l’obiettivo di abbellire e riqualificare alcuni spazi attraverso la pittura e la realizzazione di murales. Per le donne straniere è confermato il corso di italiano che proseguirà fino a maggio ogni venerdì dalle 14 alle 15.30 presso l’oratorio. Infine – spiega Fontana – “l’obiettivo ultimo resta quello di generare in un clima di collaborazione e corresponsabilità eventi comunitari che favoriscano la nascita di solidi legami ed una partecipazione attiva della comunità attraverso raccolte fondi proposte nel quartiere”.

L’ultima novità si chiama Ancora più uniti dopo il lockdown. È un modo per dare forma alle emozioni provate durante il periodo d’emergenza e far emergere esperienze di aiuto e di accoglienza. “Sono previste due azioni distinte – spiega Fontana – la prima, dal titolo Narrarsi, prevede quattro incontri da ottobre a dicembre, condotti dalla psicologa Luciana Spina, e mira ad individuare gli sviluppi futuri della rete di associazioni coinvolte e del lavoro di comunità. La seconda, dal titolo Scrivere, lasciare traccia, è un vero e proprio percorso di scrittura sull’esperienza associativa nel periodo del lockdown, realizzato in collaborazione con il Centro Ricerca Galmozzi. L’obiettivo è “valorizzare tanto le realtà maggiormente esposte nella relazione d’aiuto, quanto quelle che, in modalità smart, hanno intensificato la rete di legami”. Gli elaborati, realizzati con l’aiuto di una professionista, verranno raccolti entro la metà del mese di novembre. Verranno presentati alla comunità in occasione del Festival dei diritti 2020 che si svolgerà nella prima decade di dicembre.

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