Cronaca

‘L’impresa di una vita’. Mario Buzzella: uomo di lago, imprenditore in pianura

Nel rispetto delle prescrizioni anticovid, ieri sera la sala polifunzionale dell’oratorio di Offanengo, si è animata ed ha reso omaggio alla figura di Mario Buzzella, fondatore della Coim, con Cesare Zocchi e protagonista del libro, “L’impresa di una Vita”. L’occasione l’ha fornita proprio la presentazione del libro, curato dai giornalisti Roberto Bettinelli e Rossano Salini, ed alla quale non hanno voluto mancare personalità della politica e delle istituzioni ai vari livelli, amici, maestranze ed amministratori locali. Dopo l’introduzione di Tarcisio Mussi, presidente del Settembre Offanenghese ed i saluti pieni di ringraziamento per ciò che la Coim rappresenta per il paese, da parte del sindaco Gianni Rossoni, la serata è stata scandita dagli input dei due giornalisti, i quali hanno ripercorso gli incontri e le chiacchierate con Mario Buzzella, nella fase di raccolta dei materiali. I figli, Beatrice e Francesco, presidente dell’Associazione Industriali della provincia di Cremona, rispondendo ai due giornalisti hanno tracciato un quadro del genitore, senza mai scadere nell’autocelebrazione, ma contribuendo a rappresentare la loro visione di un’avventura esaltante, mista ai ricordi di famiglia, talvolta scoperti proprio dalle pagine del libro.
Uomo del fare. Lungimirante, tenace, determinato, uomo del fare, queste alcune espressioni ricorrenti nel corso della serata, per descrivere chi nel 1962 arriva in mezzo alla pianura cremasca e grazie anche al supporto dell’allora sindaco di Offanengo Narciso Franco Patrini, deputato e poi senatore della Repubblica, in pochi mesi mette in piedi un’azienda chimica, che, partita con poche unità, ora ricopre un ruolo molto importante nel settore della chimica non solo in Italia, ma nel mondo.
Prima persona. Nel programmare la pubblicazione, i due curatori e il protagonista hanno optato per un racconto scritto in prima persona, senza distinzione tra chi narra e chi compie l’azione: il risultato è un racconto agile, in una elegante veste grafica, che restituisce alla comunità la figura di “un uomo di lago, che non ha mai rinunciato a sognare”. Quanto all’episodio relativo alla tempistica di avvio dell’attività della Coim, Francesco Buzzella fa il confronto con quello che di solito accade ai giorni nostri: “Oggi, anziché 6 mesi, si impiegherebbero 6 anni”, e ricorda lo stretto legame del padre con Cesare Zocchi, “dopo una vita però, si continuavano a dare del lei”. La figlia Beatrice invece, aggiunge qualche particolare del Mario Buzzella papà: “Era imprenditore nel dna, anche a casa”. Poi l’aneddoto sulla nascita del papà: un bambino nato cianotico e quasi preso per morto dalla levatrice, a testimonianza della tempra, che lo porterà lontano nella vita.
Apertura al mondo. Altra figura importante emersa dagli interventi di Francesco Buzzella, quella del nonno Battista, espressione della civiltà contadina, alla base della famiglia e dello spirito di avventura e apertura al mondo, che ha portato ai primi del novecento all’emigrazione negli Stati Uniti ed in Argentina. Una figura che ha trasmesso al genitore l’imprenditorialità, qualità essenziale per poter creare dal nulla un qualcosa, capace di dare lavoro a tante famiglie e produrre ricchezza per la comunità.
Lo stadio. Da un aneddoto all’altro, si scivola via verso la conclusione, passando per Milano, primo approdo del giovane Buzzella dalla partenza da Dervio, suo paese natale sul lago di Como, fino all’esperienza da giovane calciatore al Milan, all’infortunio, alle scuole serali. Una storia che merita di essere letta, per una figura che avrà un altro riconoscimento da parte della comunità offanenghese, che nelle prossime settimane gli dedicherà anche lo stadio comunale.
Ilario Grazioso

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