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Sempre meno medici di base
e altri 15 cesseranno l'attività
entro l'anno: Ats lancia l'allarme

E’ sempre più drammatica sul territorio cremonese e dell’Ats Valpadana, così come un po’ ovunque in Italia, la situazione della carenza dei medici di base, che durante l’emergenza Covid si è ulteriormente aggravata (e tre medici sono morti a causa del virus). I numeri parlano chiaro: su 42 posti vacanti, tra distretto di Cremona e di Crema, con la pubblicazione per la ricerca di sostituti, ne sono stati coperti solo 3. E entro fine anno sono previste altre 15 cessazioni, che andranno ad aggravare ulteriormente uno stato di cose che è già allo stremo.

A lanciare l’allarme è la stessa Ats Valpadana, dove su 505 medici di base ben 52 sono incaricati provvisori, mentre 453 sono i medici titolari. Guardando nello specifico al territorio cremonese, i medici sono 228, di cui 208 titolari e 20 provvisori. Numeri destinati a crescere perché, come spiega la dottoressa Roberta Isernia del Dipartimento Cure Primarie, “il problema è che non ci sono medici, in quanto pochi riescono ad accedere alla scuola di formazione che consente di diventare medico di medicina generale titolare. E se il decreto Calabria ha un po’ allentato le maglie agevolando l’ingresso in facoltà, questo non basta”.

Così bisogna ogni volta fare i salti mortali per garantire l’assistenza. “Stiamo tamponando dando un sacco di incarichi provvisori, che per la loro durata stanno diventando stabili, in quanto continuano a essere rinnovati” spiega ancora la dottoressa Isernia. Così capita che ci siano medici costretti a seguire fino a 3mila pazienti (quando la normativa prevede come rapporto ottimale un medico per 1300 pazienti). “Questo sicuramente non agevola la qualità dell’assistenza, a lungo andare”.

L’Ats è uscita ora con una nuova pubblicazione per la ricerca di medici, ma le previsioni non sono rosee: “Temiamo di non ottenere grandi risultati, ormai è difficile anche trovare i provvisori. Fortunatamente laddove vi sono forme associative, che in Ats Valpadana sono numerose, con realtà ben strutturate, i medici si sostituiscono a vicenda, ma tenere alta la qualità dell’assistenza è sempre più difficile. Senza contare che durante l’emergenza i decreti di Conte hanno allargato le maglie ulteriormente, consentendoci di arruolare anche degli specializzandi, ma questa possibilità durerà solo fino al 15 ottobre, ossia fino al termine dello stato di emergenza”. Il futuro desta quindi grandi preoccupazioni. E l’unico modo per risolvere il problema, è cambiare la normativa: “L’intoppo è a monte, nelle normative e nell’accordo collettivo nazionale stipulato tra la Sisac e le organizzazioni sindacali” conclude Isernia. “Se non si interviene a quei livelli per cambiare le regole, il rischio è che il sistema non regga”.

Laura Bosio

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