Cronaca

Beretta (FI) su ecomostro: 'Giunta ha sbagliato a diffidare la Gerundo Center'

“Io avrei disposto  la dichiarazione di decadenza. Certamente facendola precedere da un avvio di procedimento, dopo che non era stata pagata la rata dovuta all’atto di presentazione della richiesta di permesso a costruire. La diffida di oggi è assolutamente tardiva e atta solo a coprire le carenze di controllo amministrativo messo in campo da un’Amministrazione colpevolmente responsabile, certamente meno colpevole di chi come la Gerundo Center srl non ha onorato gli impegni che si era assunto sottoscrivendo dal notaio la convenzione, una convenzione molto tranciante nelle obbligazioni a carico del privato”.

Il consigliere di Forza Italia Simone Beretta torna sulla questione dell’ecomostro di via Indipendenza. “Un atto (la diffida, ndr) che, anzitutto, non competeva alla Giunta, ma alla struttura – spiega Beretta – ma che soprattutto non ha alcun senso, dato che ipso jure, la convenzione è decaduta il 30 giugno quando anche la seconda rata del pagamento dovuto dalla società al Comune è stata disattesa”. 800.000 mila euro totali che la Gerundo Center avrebbe dovuto versare in due tranche: la prima all’atto della richiesta del permesso di costruire e la seconda entro, appunto, il 30 giugno 2020.

“L’estensione pretoria ormai costante e ribadita anche in Consiglio di Stato prevede che qualunque atto incidente sui diritti del terzo, ancorchè inadempiente e quindi civilmente colpevole, sia preceduto da un atto di avvio di procedimento. La differenza sta nei termini di interlocuzione è nel fatto che le eventuali opposizioni e/o controdeduzioni eccepite dal privato, messo a conoscenza della prossima emanazione di un atto per lo stesso estremamente pregiudizievole anche se riconducibile all’inadempimento, non siano considerate idonee. E non può di certo essere ritenuta idonea la “letterina” post 30 giugno, scadenza della seconda e ultima rata degli oneri dovuta con la quale chiedeva un incontro all’amministrazione comunale per definire nuove ‘modalità” di pagamento”.

“Mi domando – prosegue il consigliere – se sia una responsabilità amministrativa e, in questo caso, se al funzionario che doveva vigilare sulla convenzione non siano state fatte pressioni politiche”

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