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Le biblioteche della RBBC
durante il lockdown: l'82%
è riuscita a lavorare

Le biblioteche di RBBC (Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonse, ndr) e i relativi servizi nonché la Rete nel suo complesso, “hanno dimostrato un significativo grado di resilienza”. E’ quanto emerge da uno studio realizzato dalla stessa Rete Bibliotecaria sulla vita delle biblioteche appartamenti alla rete durante la pandemia. Alla rilevazione hanno partecipato 151 biblioteche, che rappresentano il 48% del totale.

Il 53% delle biblioteche ha potuto lavorare in smart working (il 46% nella versione ’leggero’, con pc e connessione propri, e il 7% nella versione ‘pesante’, con pc e connessione forniti dal datore di lavoro). Il 18% è rimasto completamente chiuso, mentre il 12% ha potuto operare in presenza e il 17% ha utilizzato formule miste, portando il totale all’82%. In ogni caso, solo il 37% delle biblioteche ha potuto lavorare in staff, per cui viene ritenuta “rilevante” la percentuale di quanti hanno dovuto operare in isolamento.

In termini di mole di lavoro, il 60% ha accusato una riduzione dello stesso, mentre il 20% ha dichiarato di avere avuto un’attività più consistente. Le biblioteche hanno mantenuto in gran parte il sistema di relazioni consueto, con diversi gradi di intensità: con l’ente Atolare della biblioteca (83%), con i colleghi grazie alla mailing list comune (64%), con il proprio sistema bibliotecario (62%), con le altre biblioteche (50%), e con la propria cooperativa (41%).

Il 68% ha erogato informazioni sui servizi e in particolare su MLOL. Il 58% ha fornito informazioni su ulteriori risorse disponibili on line.Il 45% ha realizzato iniziaAve di promozione della lettura e il 41% ha raccolto nuove iscrizioni o rinnovato diritti a utenti, a dimostrazione del rinnovato interesse verso MLOL. Significative molte altre attività quali scarto, pulizia Clavis, reference bibliografiche, progettazioni e bandi, attività sul patrimonio fisico (etichettatura, spostamenti etc.).

Tra le attività di promozione alla lettura l’87% delle attività sono state video letture organizzate, anche con la presenza di attori. Il 63% delle biblioteche ha erogato le attività tramite social network o posta elettronica. Quasi la metà delle strutture (46%) ha utilizzato il telefono, con WhatsApp (60%) che è stata la piattaforma più utilizzata per veicolare le attività, mentre Facebook (72%) il social più utilizzato. Durante il lockdown, il 45% delle biblioteche non ha potuto proseguire la programmazione degli acquisti.

Per quanto riguarda le criticità riscontrate il 25% riguardo le modalità di lavoro, il 21% ha segnalato mancanza di strumentazione e il 20% difficoltà di connessione.Il 10% si è sentito in deficit di competenze. Il 6% ha avuto problemi di comunicazione interna o esterna. C’è chi ha lamentato le difficoltà derivanti dal non poter lavorare sui libri, o dall’impossibilità di accedere alla posta elettronica della propria postazione.C’è chi ritiene che il lavoro sui social non sia di competenza del bibliotecario. Si lamentano anche le troppe ore trascorse davanti ai terminali e il mancato riconoscimento di ore di smart working. Tuttavia solo il 23% è riuscito ad erogare formazione, con il 45% dei bibliotecari che non è riuscito ad aggiornarsi in autonomia, mentre il 22 ha cercato in autonomia occasioni di aggiornamento.

Lo spostamento parziale delle attività in ambito digitale ha comportato diverse opportunità segnalate nelle risposte, come dichiara il 67%.Il 48% riconosce nuove forme di promozione dei servizi e il 44% l’acquisizione di nuove competenze, aprendo nuovi canali di comunicazione con gli utenti (32%).Il 45% ha potuto confrontarsi con altre esperienze e il 38% studiare nuovi temi. Un 11% non ha rilevato alcuna opportunità.

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