Il comitato 'Verità e giustizia rsa Crema' resta in campo e chiede risposte
Come avevamo annunciato qualche settimana fa, il comitato “Verità e giustizia per gli ospiti delle Rsa di Crema” ha aderito alla neonata associazione ‘Felicita’ – che riunisce quasi 30 gruppi in Lombardia – per “dare voce a chi non c’è più, a chi ha perso i famigliari nelle case di riposo durante l’emergenza sanitaria e per rompere, invece, il silenzio che ruota attorno a questa vicenda”.
La conferenza stampa del comitato è iniziata con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del coronavirus. Poi i portavoce Antonio Macrì e Beppe Bettenzoli sono stati come un fiume in piena. Hanno ricostruito cronologicamente, servendosi anche delle testimonianze di altri famigliari di degenti in via Zurla e via Kennedy, tutti i contatti (avuti e mancati) con la Fondazione Benefattori Cremaschi.
“Abbiamo chiesto alla procura di sentire le nostre storie, di ascoltare il nostro punto di vista su quanto di terribile è accaduto, a Crema e nel resto della Lombardia. Nelle due strutture cittadine durante la pandemia sono morte 130 persone. Vogliamo verità e giustizia”.
Annunciano anche di non “abbassare la guardia. Felicita serve anche a questo: a ripensare le politiche verso gli anziani. Le Rsa non devono essere dei parcheggi nei quali i nostri vecchi devono aspettare la morte, ma luoghi di vita”, ha aggiunto Bettenzoli.
Il prossimo 31 luglio all’Arci di San Bernardino si svolgerà un evento, al quale presenzierà anche l’associazione Felicita. “Vogliamo procedere, tutti insieme, per evitare la creazione di uno scudo penale esteso alle amministrazioni sanitarie che condannerebbe le vittime ad essere dimenticate e priverebbe le famiglie del conforto della verità”.
Alla Fbc il comitato contesta “la mancanza di trasparenze e organizzazione durante l’emergenza sanitaria. Troppi silenzi, anche da parte della politica. Abbiamo chiesto a Stefania Bonaldi di costituire un ufficio di controllo che sia da garante per i diritti degli anziani”. Chi invece, secondo quanto riporta Macrì, avrebbe dovuto stare in silenzio è “qualche rappresentante di partito cittadino, che per difendere i propri eletti in FBC, ha usato parole meschine nei confronti di chi ha perso i propri cari, accertando le anomalie di una gestione che ha sempre obbedito alle delibere regionali”.