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Banco Bpm, 4 filiali non hanno
riaperto dopo il lockdown: la
preoccupazione dei sindacati

La filiale di Cremona

Quattro filiali di Bpm su 46, in territorio cremonese, non hanno riaperto dopo il lockdown. Così come 118 sedi a livello regionale e 251 in tutta Italia. A lanciare l’allarme è la Fisac Cgil, che esprime la propria preoccupazione per una situazione che sembra poco chiara. “Tutte le altre banche hanno riaperto, mentre di queste filiali Bpm non si sa ancora nulla” sottolinea il segretario provinciale Claudio Sghia. Stiamo parlando, nello specifico, dell’Agenzia 6 di Cremona (quella su viale Po), dell’Agenzia 2 di Crema, della filiale di Vailate e di quella di Vaiano Cremasco.

“Bpm è una rete di 1727 filiali a livello nazionale, di cui 657 in Lombardia” continua Sghia. “Queste mancate riaperture nel nostro territorio coinvolgono una ventina di dipendenti, che ancora non sappiamo come e dove verranno reimpiegati, ne se subiranno dei demansionamenti. L’azienda non ci ha fornito il quadro della situazione”.

Per il momento, negli incontri che si sono susseguiti con il mondo sindacale, si è parlato di “riapertura entro fine anno”, ma da parte del mondo sindacale le perplessità sono molte: “Per la clientela è un disagio notevole dover aspettare mesi prima di poter tornare alle proprie filiali. Senza contare che il 3 marzo era stato annunciato un piano industriale, che poi è decaduto. L’azienda che a marzo si dichiarava banca di territorio, ora smette di seguire le filiali, e questo ci fa pensare che voglia abbandonare questo mercato”.

Senza contare che, evidenzia Cgil, “questa situazione sta determinando una forte concentrazione di personale e clientela nelle filiali aperte limitrofe a quelle chiuse, accresciuto rischio contagio, carichi di lavoro insostenibili, disservizi e conseguenti forti tensioni con la clientela, che sono già purtroppo sfociate in aggressioni verbali, fisiche e danneggiamenti al patrimonio”.

“Quello che possiamo leggere nelle scelte di BancoBPM e dalle dichiarazioni stampa dell’ AD Castagna è soltanto una pervicace ricerca della riduzione dei costi, un progressivo abbandono del modello di banca del territorio verso un modello più automatizzato di servizio a distanza, senza peraltro vedere traccia di adeguati investimenti tecnologici” fa sapere il sindacato. “La prospettiva occupazionale e di sostegno alle economie locali del terzo gruppo bancario nazionale ne uscirebbe fortemente compromessa”.

LaBos

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