Cronaca

Crema - Cuba: è nata una fratellanza. 'Porteremo a casa l'affetto di questa città'

Il piccolo Alessandro tra i medici cubani

Mattinata di emozione (e commozione), oggi, in piazza Duomo. Non solo da parte delle autorità intervenute per salitare la brigata ‘Henry Reeve’, ma anche per i cittadini cremaschi che non hanno resistito al richiamo degli inni nazionali di Cuba e d’Italia.

Molte le persone intervenute, alle quali è stato chiesto di mantenere il distanziamento, che si sono presentate con le bandiere cubane, applaudendo ai sanitari sudamericani arrivati a Crema due mesi fa per supportare il lavoro dei colleghi del Maggiore.

Innumerevoli i ‘grazie’, i sorrisi dietro le mascherine e l’affetto naturalmente scaturito per chi, volontario, ha preso un aereo “per salvare vite umane”, come ha ricordato l’ambasciatore Rodriguez.

Tra i cittadini ne spiccava uno, anche se più nascosto per via della statura. Alessandro, il bambino a cui i sanitari cubani hanno donato un camice dopo averlo visto sventolare una bandierina al loro passaggio quotidiano verso l’ospedale.

Commossi e grati anche i cubani stessi, che torneranno a casa non solo con un’esperienza medica in più, ma anche con il ricordo dell’accoglienza cremasca, condita da generosità, simpatia ed empatia. Si sono lasciati andare, al termine della cerimonia, sulle note della musica latinoamericana. Qualcuno ha accennato una salsa, tutti si sono concessi per selfies e foto ricordo, con la medaglia donata dall’Amministrazione comunale ben in vista.

“A Cuba porteremo l’affetto di questo popolo, il ricordo dei pazienti che abbiamo aiutato, l’ospitalità ricevuta”, ha commentato il medico a capo della ‘Henry Reeve’ Carlos Pèrez Diaz. Un bagaglio emotivo che, se dovesse essere materiale, non entrerebbe nella loro valigia, forse neppure sull’aereo che li riporterà a Cuba. Ma la fratellanza non si misura a chilogrammi e neppure in confini. L’unico metro è l’umanità.

Ambra Bellandi

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