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Vogliamo risposte e verità
da FBC, altro che caccia
alle streghe

Lettera scritta da Antonio Macrì

Egregio Direttore,
le scrivo con la rabbia nel cuore, con un sentimento di delusione profonda e di sconforto, dopo aver letto la lettera inviata alla sua testata, da parte del Gruppo di Coordinamento del PD di Crema, a firma Antonio Geraci e riguardante le strutture della Fondazioni Benefattori Cremaschi: la RSA di via Zurla e l’Istituto di via Kennedy, dove mio padre, morto il 19 marzo era degente insieme a mia madre, dimessa il 30 dello stesso mese.
La delusione è tanta e mi viene da pensare, che l’intento del PD di Crema ( viene da domandarsi perché si prenda la responsabilità di fare ricostruzioni, non spetterebbero alla FBC?), sia quello di adoperarsi in una strenua difesa del CDA della Fondazione, piuttosto di ricercare trasparenza ed informazioni, su come lo stesso abbia agito per affrontare l’emergenza Covid e soprattutto, alla luce delle troppe morti nelle due strutture, per quali motivi non abbiano funzionato le misure di contenimento (le task force tanto nominate dal presidente FBC) e per quale motivo lo stesso CDA, non abbia dato tempestivamente notizia sulla reale, drammatica, situazione, sulla mancanza di dispositivi di protezione, di farmaci; sul coinvolgimento in termini di contagio, del personale e dei propri ospiti, sulle ragioni che hanno portato ad avere solo il 13 marzo i tamponi per i sintomatici e dal 2 aprile per gli asintomatici.
Dal giorno 23 Febbraio, abbiamo aspettato il 15 Marzo per avere le prime informazioni mediatiche dal CDA della FBC ( ho archiviato tutti gli articoli in merito), nessuna richiesta di aiuto per ben 22 giorni, salvo gli appelli del presidente Arsac Montini, che descrivevano la situazione generalizzata nelle strutture di riabilitazione e ricovero della Provincia di Cremona, che noi conoscevamo per le testimonianze dirette dei nostri cari, ma da via Kennedy, nessuna notizia, nessuna richiesta di aiuto, mezzo stampa.
Forse ad Antonio Geraci , al coordinamento cittadino, bisognerebbe richiedere delle cronologie che tengano in considerazione le testimonianze dei degenti, dei loro parenti e del personale o quantomeno, dovrebbero spiegarci le ragioni del silenzio di quel periodo, da parte del CDA della FBC, che ultimamente si adopera tanto per essere presente sulla stampa cittadina, dando notizie sulle proprie attività, (sulle donazioni ricevute, sulla propria etica di accoglienza ai malati Covid, sulla presenza dei volontari cubani e soprattutto mettendoci a conoscenza che userà tolleranza zero e sarà pronta con diffide verso chi pretende spiegazioni).
Scrivere che, chi ha voglia di verità e giustizia, stia facendo mistificazione dei fatti e ha come unico intento, quello di trasformare la “vittima, il CDA della Fondazione” in carnefice, lo ritengo un’offesa volgare nei confronti dei nostri morti, dei pazienti ricoverati, ma anche del personale tutto (medici, infermieri, addetti alla riabilitazione e ausiliari delle due strutture, a cui saremo sempre grati per lo scrupoloso e dedito lavoro, svolto, malgrado le condizioni disagiate e con il pericolo del contagio.
Un’ulteriore violenza, che si accanisce sul nostro dolore, una speculazione che ha solo interesse di parte, per mera convenienza, per la sopravvivenza di immagine politica locale e non si presta alla tutela e all’attenzione nei confronti di chi pretende informazioni, di chi esige trasparenza su come sia stata gestita la situazione che ha portato a quasi cento vittime ( avremo mai i numeri certi dal CDA?), nelle strutture di Crema.
Pretendere risposte dal CDA FBC, per altro cosa fatta da un consigliere dello stesso partito, in ambito cremasco, a Pianengo, sulla gestione e sulle cause di tanti, troppi decessi, è un atto doveroso proprio per evitare gli “odiosi effetti collaterali”, citati nella lettera (da grande uomo di cultura che era, mio padre, riderebbe un sacco nel leggere che il suo sacrificio è valso questa descrizione ), di un modello di gestione medico assistenziale, messo alle corde.
Cercare le testimonianze dando voce e tutela ai parenti che hanno pagato con i lutti dei loro cari, colpiti dal virus; queste dovrebbero essere le priorità di un partito, che si definisce dalla parte dei più deboli, ma allo stesso tempo, fa da URP ed è garante dei CDA degli istituti.
Volere risposte non significa volere colpevoli e senza cadere nella usuale pratica dello scaricabarile, tipica della politica, che tende sempre a far cadere le responsabilità su altri, quando conviene, mentre, quando non conviene, chiede che non si faccia polemica.
Perché se come espressione di un partito politico, si vuole far passare come cacciatore di streghe, chi vuole verità, risposte e trasparenza, è lecito pensare che quel partito faccia gli interessi per la salvaguardia di chi ha eletto e non per la sopravvivenza dei propri elettori.
Grazie per la sua cortese attenzione, cordiali saluti.

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