Cronaca

'Impatto Covid su patrimonio archivistico': richiesta Soprintendenza

«Al fine di supportare al meglio gli Enti vigilati nell’affrontare e gestire l’emergenza in corso, la scrivente Soprintendenza ha necessità di raccogliere informazioni di base sulle condizioni archivi e alle nostre biblioteche. Si chiede, pertanto, di inviare entro 3 giorni dalla ricezione delle presente nota risposte alla web-survey in oggetto utilizzando il link https://forms.gle/a13Ef2twhNCuKugN8. Per ulteriori istruzioni si veda il sito istituzionale della Soprintendenza».

E’ quanto richiesto ai Comuni in una lettera della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia avente per oggetto: Indagine sull’impatto dell’emergenza COVID-19 sul patrimonio archivistico e bibliografico.

Una mail che non ha portato particolari problemi ai centri come Crema, ma che per i piccoli paesi, che in questo periodo hanno impiegati in smartworking (o malattia) e con i palazzi comunali chiusi, ha suscitato, al minimo, dello sgomento.

Qualcosa di più per tre sindaci del territorio: Antonio Grassi (Casale Cremasco Vidolasco), Attilio Polla (Romanengo) e Roberto Moreni (Casaletto di Sopra) che hanno deciso di rispondere alla Soprintendenza con una lettera – riportata integralmente -.

“Non dubitiamo dell’importanza dell’impatto del Covid-19 sugli archivi e biblioteche, soprattutto sulle possibili patologie che il virus può generare nei documenti custoditi e nei libri in catalogo. Patologie che potrebbero anche essere gravi se si considera che cinquecentine pergamene hanno secoli di storia.

Ci sorprende il termine perentorio di tre giorni per rispondere al questionario. In caso contrario cosa succede?  Interviene la Protezione civile perché scatta l’allarme rosso per attentato alla salute di delibere, convenzioni, atti notarili? O alla storia del comune?

  Comunque questa rapidità potrebbe essere intesa come un positivo segnale di inversione di tendenza dei tempi non rapidissimi che la Soprintendenza impiega per rispondere alle richieste di appuntamento e per i quesiti che le vengono posti.

Ci chiediamo: la Soprintendenza sa che biblioteche e archivi sono chiusi? Sa che il personale comunale può essere ridotto per la quarantena e quello in servizio lavora in smart working e che anche i relativi uffici sono chiusi? Sa che i piccoli comuni hanno personale ridotto ai minimi termini soprattutto in questo momento?

Lo sa che tra Dpcm, ordinanze ministeriali e regionali, circolari varie i comuni sono subissati da email e da impegni, giustappunto, legati all’emergenza?

Ci chiediamo: se le risposte al questionario sono determinanti per salvaguardare la salute dei cittadini, perché si sono lasciati trascorrere due mesi per porle?

Bastano pochi minuti per rispondere potrebbe obiettare la Soprintendenza. Bene, in questo momento anche pochi minuti da dedicare a un questionario del quale non intravediamo -qui e ora – l’urgenza ci pare un compito che va a gravare ulteriormente su una situazione già critica.

Se gentilmente ci venisse fornita una risposta e una motivazione esauriente alle nostre osservazioni e perplessità, saremo felici di ricrederci e pronti a ammettere di avere sbagliato a dubitare dell’opportunità – in questo particolare momento – dell’iniziativa.

Intanto, la pratica è in attesa di essere evasa, ma assicuriamo che faremo quanto richiesto. I piccoli comuni, infatti, nonostante le difficolta, rispondono sempre alle istituzioni che chiedono collaborazione. Nei prossimi giorni provvederemo a rispondere”.

 

 

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