Don Mario è tornato a casa: 'Ho provato paura, come Gesù nell'orto del Getsemani'
E’ dimagrito e un po’ provato, Don Mario Botti, parroco di Ombriano, ma è finalmente rientrato a casa. “Mi sto curando, in attesa di riprendermi del tutto”.
In un video diffuso sui social ha raccontato la sua esperienza diretta con il Coronavirus “da presbitero e da uomo: una sola persona in tutte le sfide che la vita pone”.
Don Mario è rimasto a casa ammalato per una decina di giorni, poi si è reso necessario il trasporto in pronto soccorso a Crema, nel giorno del Sabato Santo. “Qui è iniziata la fase della grande attesa. Mi sono stati eseguiti diversi esami, tra i quali il tampone e la TC polmonare”. I primi risultati che lo hanno messo in preallarme, le ore trascorse sulla barella e, infine, la comunicazione da parte di un’infermiera: “Ho chiesto se il ricovero fosse davvero necessario, ma la risposta è stata categorica”.
Don Mario è stato sistemato in una stanza del reparto di Medicina Generale, dove ha trascorso una prima notte insonne con la maschera per l’ossigeno: “Ho provato paura, come Gesù nell’orto del Getsemani, con gli stessi sentimenti ad occupare la mente e il cuore”. Sentimenti che esprimono “La grandezza e la fragilità della creatura umana, anche quella di un prete”. Ha pregato tanto, don Mario, pur non riuscendo a leggere “ho recitato salmi a memoria e sgranato il rosario infinite volte”, avvertendo il sostegno delle tante preghiere di amici e confratelli “che sono state per me uno scudo di difesa”.
“Non mi vergogno della paura che ho provato, di aver temuto la sofferenza e le modalità della morte: “Desideravo stare nella volontà di Dio, ma al tempo stesso me ne sentivo incapace”, così come la “competenza, anche umana, del personale sanitario, mi ha tranquillizzato”.
Un’esperienza terribile, una “croce condivisa” con molte altre persone. “Da prete, da ammalato, non ho potuto vivere il ministero in forma attiva, ma non mi è mancata l’Eucarestia perché la stavo sperimentando attraverso quella prova”.
“Di fronte alla malattia – conclude don Mario nel video – non ci si immagina eroi. Emerge la propria fragilità e al tempo stesso la grazia che Dio opera in noi. Il dono della salute ci è dato per spendere l’esistenza a piene mani”.
Don Mario, nelle sue preghiere, ha chiesto che questa esperienza possa essere un’intercessione per la liberazione di Padre Gigi, il missionario cremasco rapito in Niger 19 mesi fa: “Spero che questa richiesta venga accolta”.
Ambra Bellandi