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Le anomalie dei decessi
ufficialmente 'non-Covid': 534
morti in più rispetto al 2019

E’ una forte divergenza tra dati ufficiali sui morti da Coronavirus e la realtà che purtroppo ogni giorno rileva chi perde un proprio caro, ciò che emerge dal focus realizzato da Samuele Astuti, consigliere regionale del Pd e professore a contratto dell’università Liuc di Castellanza (Varese), realizzata in collaborazione con Massimo Cavallin sulla base dei dati della Regione Lombardia e resi disponibili da ISTAT sulla mortalità nei comuni lombardi nel periodo dal 23 febbraio al 21 marzo 2020 per gli anni che vanno dal 2015 al 2020.

Per Cremona, è stato preso un campione di 34 comuni, che copre il 70% della popolazione totale e l’82% dei morti per COVID19. Se negli anni dal 2015 al 1019 i morti sono stati mediamente 240, con piccolissime oscillazioni, nel 2020 il totale è salito a 764, di cui solo 246 accettati Covid. Tra il 2019 (230 morti) e il 2020 c’è una differenza di 534 persone ufficialmente decedute per cause non imputabili al virus, con un balzo percentuale rispetto agli anni precedenti del 232%. Una differenza troppo vistosa, da far pensare che il conteggio ufficiale dei morti per Covid sia molto sottostimato rispetto alla realtà.
Illustrando in generale i dati regionali Astuti fa notare l’anomalia del 2020: “Il numero dei decessi è più che raddoppiato rispetto agli anni precedenti; si è passati da una media di circa 4500 decessi negli anni precedenti a quasi 10000 nel 2020. Nel campione in esame i morti ufficialmente per CODIV-19 sono 2200, pari a circa il 20% dei decessi registrati. 
Il numero presentato è anomalo: i decessi riconducibili a COVID-19 sono evidentemente molto più elevati”.

Pesano, in questa discrepanza tra decessi ufficialmente Covid e tutti gli altri, le tante morti a cui non è seguito il tampone, ad esempio nelle case di riposo, dove si è consumata e ancora purtroppo accade, quella che tanti hanno chiamato una strage silenziosa.

“Il dato sulla mortalità – aveva affermato già ieri a una prima diffusione del report – è quello che colpisce di più: dietro ognuno di questi numeri c’è la sofferenza di una famiglia che oltre ad aver perso un proprio caro non lo ha neanche potuto assistere.
Il fatto di aver potenziato nelle prime settimane esclusivamente le «forze» di cura negli ospedali probabilmente spiega anche questo dato.
Questa emergenza si vince con la medicina di territorio, che nella nostra regione è stata ulteriormente indebolita nella implementazione dalla riforma sanitaria del 2015. Solo negli ultimi giorni si è iniziato a potenziare l’azione sul territorio con le USCA (unità speciali di continuità assistenziale), ma l’azione è stata intrapresa troppo tardi: ora bisogna rapidamente potenziarla”. g.b.

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