La Caritas resta accanto agli ultimi nell'emergenza. Dagheti: 'Non sono cittadini di serie B'
Nell’emergenza da Covid-19 è coinvolta tutta la popolazione. In questa sono presenti, però, persone fragili tanto quanto gli anziani o i soggetti con patologie. Si tratta degli ultimi, dei poveri, dei senzatetto, di chi non ha famiglia o contatti.
Per loro, fortunatamente, è rimasta attiva la Caritas, anche a Crema. “Abbiamo ridotto le attività, pur garantendo tutti i servizi minimi”, spiega il direttore Claudio Dagheti. “Mensa, dormitorio, casa accoglienza e distribuzione alimentare sono garantiti, ovviamente nel rispetto delle norme di sicurezza previste”.
Al rifugio San Martino di via Civerchi chiunque abbia bisogno è ancora il benvenuto, indossando guanti e mascherine e, in più, si può fermare a pranzo e per parte del pomeriggio, sfruttando il cortile in queste giornate dal clima mite. “E’ un modo per evitare che gli ospiti si spostino troppo o restino per strada, che, come per tutti, è un divieto”. All’ingresso del dormitorio viene misurata la temperatura prima di soggiornare.
La distribuzione pasti viene effettuata all’aperto, scaglionando gli accessi, mentre il centro di ascolto è attivo solo su appuntamento, con possibilità di colloqui telefonici per le situazioni di più semplice gestione.
E se la Casa Accoglienza è piena, per questo “abbiamo aperto una struttura al Pilastrello, alleggerendo così il carico al rifugio San Martino”. La mensa è attiva (ma molti di quelli che ne fruivano, ora possono consumare il pranzo al rifugio, ndr); “per altri abbiamo pensato di realizzare dei pasti da portare al proprio domicilio”.
I volontari sono rimasti, ma solo gli under65 e in buona salute, “per restare accanto agli ultimi rischiano in prima persona”.
Papa Francesco ha donato 100.000 euro alle Caritas italiane: “Si accorge che facciamo fatica a mantenere i servizi – commenta Dagheti – il suo gesto è verso chi non ha altri che la Caritas. Gli ultimi non sono cittadini di serie B: hanno diritto a curarsi, a mangiare, ad avere aiuto. Continuiamo a lavorare per loro e, di riflesso, per tutto il resto della società”.
“La Caritas diocesana è vicina alle comunità parrocchiali che si trovano ad affrontare questa situazione di emergenza così straordinaria. Sicuramente l’essere chiamati a svolgere servizi di prossimità in un tempo in cui le relazioni fisiche sono sconsigliate mette in grandissima difficoltà l’organizzazione dei servizi, ma ancor più il senso della vicinanza agli ultimi che, come Chiesa, siamo chiamati ad esercitare e testimoniare. La Chiesa tutta (e quindi anche la Caritas) è chiamata ad interrogarsi su come vivere le nostre relazioni fondamentali: con Dio, con i fratelli e col creato, in un tempo di tale incertezza; non chiuderci in noi stessi, ma riscoprire ed esercitare in maniera nuova il senso della comunione e del servizio. Come ci ricorda don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, nel messaggio inviato a tutte le Caritas diocesane, “la testimonianza della fede dei nostri padri ci ha condotto fino ai giorni nostri. Oggi spetta a noi fare la nostra parte!””.
Ambra Bellandi