Cronaca
Coronavirus in UK tra scarse info e voglia di normalità: il racconto di una cremasca
A sinistra Maria Laura Ventura e, a destra, un supermercato di Kensington
“Vivo nell’area di Kensington & Chelsea a Londra, che in questo momento ha il numero più alto di casi confermati (40). Il Comune semplicemente consiglia le solite cose, cioè lavarsi le mani, non toccarsi il viso, e se si sospetta di avere il virus, o comunque se si ha la febbre e non si vuole rischiare, l’isolamento per sette giorni. Ancora non ho capito perché solo sette e non 14″.
Maria Laura Ventura è una 32enne cremasca che vive e lavora in Inghilterra da diversi anni. L’abbiamo raggiunta per capire come il Paese che la ospita stia affrontando l’emergenza Coronavirus, specialmente in seguito alle dichiarazioni del primo ministro Boris Johnson riguardo l’immunità di gregge.
“Non ci sono mascherine da nessuna parte, e si ha tanta difficoltà a reperire un gel anti batterico, guanti e sapone in generale. Non penso che gli inglesi accetteranno mai l’autoisolamento, e la vita qui a Londra e a Kensington continua ad essere vivace e piena di gente”.
Maria Laura e suo marito cercano di restare quanto più possibile a casa. “Vado a lavoro a piedi, ho un ufficio tutto mio e ci rimango per otto ore, evito contatti con le persone in generale, e poi nel week end e la sera sto a casa. Mio marito fa la stessa cosa. Abbiamo fatto la spesa e ora abbiamo tutto il necessario per circa 20 giorni. Tuttavia, queste sono decisioni che prendiamo di solito noi italiani qui”. La 32enne confessa di non sentirsi particolarmente tutelata, “in quanto l’isolamento spetta a me e al mio senso civico”, anche dal punto di vista economico: “Temo possano chiudermi l azienda temporaneamente, e non si capisce se ci saranno ammortizzatori economici di quache tipo”.
E la salute? Il sistema sanitario inglese, o meglio l’NHS, è l’orgoglio dei britannici, anche se ha subito molti tagli negli ultimi anni. E’ gratuito, come quello italiano, e anche in UK esistono i ticket sanitari. “E’ un sistema accessibile a tutti, anche agli stranieri. Esistono i centri nhs, poi ci sono gli ospedali pubblici, e infine gli ospedali privati e ke cliniche. Tutti sono tutelati allo stesso modo”.
“Inizialmente ero totalmente contraria (pur continuando a trovare ‘l’immunità di gregge’ un’assurdità) alla strategia del primo ministro Johnson; avrei preferito un lockdown totale come sta avvenendo in Italia e in Spagna. Tuttavia trovo che l’idea di mettere in quarantena per quattro mesi gli ultra settantenni, sia piuttosto intelligente. In più, si vede chiaramente che sta dando priorità all’economia, e deve farlo: abbandonando l’EU, l’Inghilterra se la deve cavare davvero da sola, e non può affondare pochi mesi dopo la vittoria del partito conservatore alle elezioni. Gli inglesi sono famosi per essere incredibilmente orgogliosi di qualunque scelta facciano. Hanno scelto la secessione, e ora vogliono cavarsela da soli. E questo è probabilmente il motivo delle politiche di Boris in questo periodo”. Maria Laura spiega poi che l’Italia viene vista come una sorta di esempio da evitare: “Di solito, ma su questo non posso davvero generalizzare, gli italiani vengono visti come ipocondriaci che stanno a casa per una febbre, e fanno molto dramma. Gli inglesi preferiscono imbottirsi di medicinali e continuare tranquillamente la loro vita fuori casa. Ed è questa la cosa più preoccupante”.
Ma l’assalto ai supermercati avviene anche a Kensington, come se la città si fosse divisa in due fazioni: chi cede all’allarme e chi prosegue la propria vita come nulla fosse: “Gli inglesi faranno fatica a rispettare il consiglio di rimanere a casa: in giro – nei supermercati, nei pub – si incontrano persone con la tosse e la voce roca. Non accettano che la loro vita cambi”.
Le scuole sono aperte e in UK è illegale non mandare i propri figli a lezione. La scelta, per ora, è quella di tenere a casa i piccoli con sintomi, ma per gli altri è obbligartorio presenziare in aula; pena l’esclusione. “E’ una politica terribile e assurda, che non lascia ai genitori la possibilità di decidere”.
Il pensiero della concittadina cremasca è rivolto più ai genitori qui che a sè stessa: “Mio padre è ultrasettantenne, a Crema in isolamento. So cosa sta succedendo, sono preoccupata. Buona fortuna a tutti noi”.
Ambra Bellandi
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