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Metalmeccanico: nodo
malattia e 200 lavoratori
cremonesi interessati

Ad oggi sono quasi 6mila i lavoratori metalmeccanici lombardi ed in particolare tra i 150 e i 250 quelli delle aziende in provincia di Cremona coinvolti da fermi della produzione e riduzione d’orario a causa del Coronavirus. La maggior parte, ovviamente, sono dipendenti di imprese della ‘zona rossa’, ma sono fortemente interessante anche le aziende industriali di Bergamo, Milano e, come detto, Cremona. In assenza di un protocollo unico dell’Ats, ogni azienda sta procedendo in maniera autonoma, chi attivando protocolli chi lasciando preventivamente a casa i lavoratori. Il nodo, però, riguarda i giorni di malattia. Se per i primi giorni, nella maggior parte dei casi, a farsi carico degli oneri connessi è l’azienda stessa, rimane aperta la questione circa la quarantena o comunque il divieto dell’azienda di recarsi sul posto di lavoro al dipendente a scopi precauzionali. In quel caso, infatti, interviene la malattia (senza però la necessità di presentare il certificato medico), ma, in base all’anzianità, ogni lavoratore ha una sorta di ‘tetto’ massimo cui ha diritto prima di incorrere in sanzioni. “Ci auguriamo – spiega Omar Cattaneo, Segretario Generale della Fim Cisl Asse del Po – che la cosa possa terminare nel breve termine e che l’allarme possa rientrare, ma il rischio è che si debba convivere con questa situazione fino a primavera inoltrata”. Cattaneo quindi esprime alcuni timori circa le situazioni legate proprio alla malattia: “Sotto questo aspetto c’è preoccupazione, la cosa di maggior buon senso sarebbe che questo periodo di malattia non venga conteggiato. Siamo in attesa che venga definito un protocollo comune a tutte le aziende e ci si augura che ci sia una corretta condivisione di questo aspetto”.

Andrea Donegà, segretario generale della Fim Lombardia, ha aggiunto: “Siamo molto preoccupati. Per fare un bilancio attendibile degli effetti sull’occupazione dell’industria manifatturiera lombarda dobbiamo attendere almeno un paio di mesi, ma i primi segnali sono allarmanti. Sicuramente la catena globale del valore, in cui le imprese italiane, e lombarde in particolare, sono ben inserite, subirà dei contraccolpi pesanti che avranno forti ripercussioni sulla tenuta delle nostre imprese. La Germania è legata all’economia cinese che, essendo in rallentamento, determinerà una frenata anche del Pil tedesco e, quindi, di conseguenza le imprese italiane, che esportano a Berlino componentistica, semilavorati e macchine utensili, rischieranno un nuovo contraccolpo”. “Inoltre – ha concluso Donegà -, il blocco della provincia di Hubei, hub della componentistica mondiale, sta frenando la catena globale delle forniture, lasciando le industrie mondiali al palo e causando problemi anche al settore dell’ICT. Infine il fermo delle imprese cinesi si sta traducendo nel blocco delle attività cosiddette back end, ovvero le fasi finali della catena globale del lavoro dove si scaricano le produzioni occidentali per le fasi di assemblaggio. A ciò vanno aggiunti i ritardi e le difficoltà della logistica”.

mtaino

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