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Le infiltrazioni mafiose
sul territorio spiegate
nella relazione della Dia

E’ citata anche Cremona nell’ultima relazione semestrale della Dia (Direzione investigativa antimafia), relativa al primo semestre 2019, presentata nei giorni scorsi in Parlamento. Una relazione che fa luce sugli episodi di infiltrazione mafiosa in Italia e che dedica un ampio capitolo alla situazione lombarda.

Per quanto riguarda Cremona, in particolare, si fa riferimento di nuovo alla cosca dei Grande Aracri, che ha sempre avuto un grande interesse per il territorio cremonese. A questo proposito, si legge nella relazione, a marzo 2019 è stato eseguito dalla Guardia di finanza di Crotone “un provvedimento di confisca  – che ha riguardato beni mobili ed immobili, del valore di 40 milioni di euro – nei confronti di vari esponenti dei Grande Aracri attivi tra le province emiliane di Reggio Emilia, Modena, Parma e Piacenza e le province lombarde di Mantova e Cremona, in esecuzione di una sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Bologna nell’ambito del processo “Aemilia”. I Grande Aracri sono impegnati su vari fronti, dallo spaccio di stupefacenti alle estorsioni, dalle maxi-frodi all’infiltrazione negli appalti.

Calano invece sul territorio gli atti criminosi legati alla tematica ambientale. “Tra il 2017 ed il 2018 si è assistito, in diverse province lombarde (innanzitutto Milano, Pavia, Cremona), ad una lunga sequela di casi incendiari, che hanno riguardato depositi di stoccaggio rifiuti – alcuni di notevoli dimensioni” si legge nel documento. “Nel semestre in esame, invece, si è registrata una contrazione degli episodi eclatanti che avevano contraddistinto l’ultimo triennio 2018. In parallelo, di particolare rilevanza è stata l’azione di contrasto sviluppata nel periodo dalla Polizia di Stato (operazione “Venenum” del 27 febbraio 2019) e dall’Arma dei carabinieri (operazione “Bianco & Nero” del 4 giugno 2019)”.

Nel florido contest economico che caratterizza la Regione Lombardia, “le mafie hanno, negli ultimi decenni, attecchito e proliferato” si legge nel rapporto. In questo senso, con le nuove generazioni, si sono evolute, tanto che “punto di forza di questi gruppi sembra essere non tanto la proiezione operativa volta al controllo del territorio, quanto piuttosto le consolidate capacità economiche e relazionali, che si proiettano anche sul piano internazionale”. L’utilizzo della violenza fisica non è più uno dei principali modus operandi: “Questa diventa, infatti, funzionale più al mantenimento delle posizioni economiche acquisite che al controllo del territorio e all’assoggettamento delle vittime” si legge nel rapporto. “Tali strategie, che si caratterizzano per il forte mimetismo, risultano per questo ancor più pericolose e soprattutto di difficile individuazione”.

Agli imprenditori – che a seconda del loro coinvolgimento assumono la veste di collusi o vittime – l’associazione mafiosa “si mostra come un’allettante opportunità imprenditoriale che si realizza, ad esempio, sia attraverso la disponibilità di liquidità ricevuta con interessi usurari, sia con liquidità ricevuta in conto di assegni, bonifici e trasferimenti di denaro per la costituzione di “fondi neri”. Tali modalità, al pari di altre, creano un doppio vincolo, dove opportunità e asservimento all’organizzazione mafiosa diventano legami difficili da recidere”.

Il monitoraggio delle attività imprenditoriali operato nel semestre dai Gruppi interforze istituiti presso tutte le Prefetture lombarde, compresa quella di Cremona, ai fini dell’emissione di provvedimenti interdittivi antimafia o dell’iscrizione nelle cd “White List”, restituisce un quadro di analisi che “evidenzia come l’infiltrazione mafiosa del tessuto imprenditoriale nel settore degli appalti pubblici e nel rilascio delle autorizzazioni, licenze e concessioni pubbliche sia diventata concreta e sempre più articolata: ristorazione, edilizia, autotrasporto di merci, gestione di parcheggi, servizi di pulizia ed altro, sono solo alcuni dei settori interessati, nel corso del semestre, dai numerosi provvedimenti interdittivi antimafia assunti dalle Prefetture lombarde” si legge ancora nel rapporto Dia.

Altrettanto insidiosi “appaiono i rapporti collusivi, ancora una volta emersi nel semestre, intessuti dai sistemi criminali con esponenti della politica e della pubblica amministrazione, attraverso i quali vengono illecitamente ottenuti appalti, erogazioni pubbliche e assunzioni clientelari. In tale contesto, i reati di tipo corruttivo assumono una dimensione considerevole”.

Un’ulteriore costante nelle inchieste giudiziarie che hanno toccato la Lombardia è rappresentata dalla disponibilità di professionisti compiacenti, asserviti nel nome di convergenze affaristico-criminali, risultati determinanti per l’operatività della criminalità mafiosa.

“Sebbene meno visibile nel territorio regionale, la criminalità organizzata siciliana non è da ritenersi meno influente di quella calabrese, per importanza e per capacità di penetrazione” continua il documento. “Analoghe considerazioni valgono per la criminalità organizzata campana nel territorio lombardo; quella pugliese, invece, che in Lombardia manifesta livelli di infiltrazione marginali, risulta attiva prevalentemente nel traffico di stupefacenti e di armi, nonchè nella realizzazione di reati il patrimonio, soprattutto in forma di pendolarismo”.

A fattor comune tra le diverse consorterie, il settore degli stupefacenti resta il primario canale di finanziamento. Un settore particolarmente esteso in Lombardia, dove operano non solo narcotrafficanti di chiara matrice mafiosa, ma anche altri gruppi organizzati italiani e stranieri. A questo proposito, fanno notare i ricercatori, “nel territorio lombardo la criminalità straniera manifesta la sua operatività attraverso attività illecite diversificate, evidenziando modalità d’azione che, pur incidendo in modo elevato sul senso di sicurezza percepita dalla cittadinanza, non sono necessariamente riconducibili a contesti organizzati. Appaiono tuttavia consistenti anche i dati afferenti a fenomeni di associazionismo criminale nella gestione delle attività illecite, tanto in ambito etnico quanto anche interetnico, dove risultano partecipi anche gli italiani. Sodalizi più stabili e strutturati risultano attivi nel traffico degli stupefacenti, nell’immigrazione clandestina, nello sfruttamento della prostituzione e nei delitti contro il patrimonio”.

lb

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