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Bartolomeo Pergami, l'amante
cremasco nella vita libertina
di Carolina di Brunswick

di Marco Bragazzi

Napoleone Bonaparte, chiuso nel suo esilio sull’isola di Sant’Elena dall’ottobre 1815, aveva pochi motivi per sentirsi felice. Il condottiero corso, ormai relegato definitivamente ad “ospite illustre” sull’isola britannica persa nel mezzo dell’oceano Atlantico, aveva capitolato a Waterloo contro una coalizione guidata dall’Inghilterra, regno di Giorgio III e del nemico giurato di Bonaparte, il Duca di Wellington. Il comandante degli eserciti francesi che aveva conquistato o sottomesso politicamente buona parte dell’Europa poteva però farsi parecchie risate leggendo i “gossip” che riguardavano la sua acerrima nemica, quella Casa Reale inglese che, dopo averlo sconfitto, era attraversata da problemi che riguardavano più i letti coniugali che neanche le campagne militari. La storia di svariate guerre parte spesso da problemi di natura sentimentale più che dai confini di uno Stato ma, in questo caso, un amante di origini cremonesi ha rischiato di far saltare gli equilibri dell’immenso Impero Britannico che si stava espandendo in tutto il mondo.
Siamo nel 1814, la prima caduta militare di Napoleone e il suo trasferimento forzato all’Elba in attesa dei suoi famosi “cento giorni” che lo porteranno alla sconfitta definitiva l’anno successivo offrono un periodo di relativa tranquillità bellica a tutta l’Europa. Il congresso di Vienna del 1815 deve ancora dare una relativa e duratura struttura ai confini degli Stati ma, nel complesso, agli occhi di molti regnanti “l’aria europea” sembra tranquilla. Carolina di Brunswick è la nuora di Giorgio III in quanto moglie del primogenito e futuro Re d’Inghilterra Giorgio IV, è una duchessa di famiglia molto ricca ma non si sente particolarmente legata a quelle tradizioni nobiliari che dovrebbero rappresentare i valori fondanti della futura Regina d’Inghilterra.
Il suo matrimonio nel 1795 con il cugino Giorgio IV nasce da esigenze di famiglia più che dai sentimenti, Carolina è una persona modesta, molto ben voluta dal popolo e poco propensa al clamore di corte, il suo rapporto con il principe ereditario non si è mai trasformato in un vero matrimonio ma era dovuto all’enorme quantità di debiti accumulati dal marito.

Giorgio IV

Con l’Europa in situazione di tranquillità Carolina decide di viaggiare per vedere luoghi nuovi e per allontanarsi da Giorgio IV con il quale, a parte la figlia quasi ventenne Carlotta, ha ben poco da condividere. Insieme alla sua corte arriva a Milano prima tappa del suo viaggio, l’Italia ha sempre avuto un fascino particolare su molte persone ma, in questo caso, insieme al fascino delle città italiane e dei suoi abitanti, Carolina scoprirà emozioni nuove sotto tutti i punti di vista.
Bartolomeo Pergami è un ex ufficiale di fanteria di stanza a Milano di circa 30 anni, sposato con una figlia, è nato in provincia di Cremona nei pressi di Crema, ma soprattutto è alto, moro, atletico e dotato di enorme fascino, fascino che, fatalmente, lo fa entrare nel “servizio di sicurezza” agli ordini della futura Regina. Ogni militare che si rispetti deve eseguire gli ordini che gli vengono impartiti, ordini per il quali Pergami è preparato, anche troppo, visti i risultati che arriveranno.

Bartolomeo Pergami

Il viaggio di Carolina comincia all’insegna della scoperta di quei luoghi incantati e declamati da molti scrittori, si stabilisce con la sua corte nella stupenda Villa d’Este sul lago di Como, pronta per viaggiare in lungo e in largo tutta l’area del Mediterraneo. Pergami è molto ligio al suo dovere di seguire la futura Regina, talmente ligio che la segue anche nella vasca da bagno e nella camera da letto, giusto per fare in modo che Carolina non debba vivere nella paura di “pericolosi assalti” da parte di malintenzionati.
La singolare coppia non manca di dare inizio alla satira più pungente che possa esistere, il poeta milanese Carlo Porta scrive una rima dove esalta le parti fisiche di Pergami apprezzate da Carolina lasciando poco spazio all’interpretazione poetica dei versi, versi che a Milano e dintorni diventeranno un tormentone quasi come le canzoni estive dei Righeira negli anni ’80. La duchessa si avvia a visitare l’Italia, Bartolomeo dirige “le danze” della corte composta da svariati servitori inglesi e da qualche italiano, le mete sono quelle legate alla storia e ai panorami italiani ma il cremonese è limitato nei suoi movimenti; i servi gli fanno presente che lui è “solo” un ex ufficiale di fanteria e che il suo datore di lavoro è la futura Regina d’Inghilterra. La classe non è acqua e il blasone nobiliare serve a mantenere le dovute distanze, distanze che devono rimanere tali vanno ripetendogli i servitori.
In effetti Pergami aveva poco da scrivere sul suo curriculum dal punto di vista nobiliare, anzi al Tribunale di Cremona giravano alcune carte su di lui che era meglio lasciar sepolte dalla polvere nei faldoni, così come era buona cosa dimenticare il fatto che il concetto di ex ufficiale non era dovuto alle sue coraggiose gesta belliche con medaglie di congedo ma per l’aver ammazzato in duello, forse in maniera “poco nobile”, un superiore con conseguente radiazione dall’esercito.

Carolina di Brunswick

Il viaggio sul continente della principessa di Galles continua senza incontrare impedimenti di qualsiasi sorta nonostante la satira che li accompagnava, Carolina non è immune ai problemi sulle origini nobiliari del cremonese e, arrivati al 12 luglio 1816 a Gerusalemme, decide di motu proprio di rendere Pergami membro dell’Ordine Cavalleresco di Santa Carolina di Gerusalemme da lei creato ad hoc, trasformando così l’ex ufficiale in Cavaliere di Malta e Barone della Francina, titoli quantomeno sconosciuti ai rami nobiliari europei. I cortigiani inglesi, fedeli servitori della duchessa ma poco propensi agli scherzi quando si parla di titoli nobiliari, cominciano a borbottare nei confronti di Carolina, il blasone lo si riceve da dinastie non lo si ottiene come qualche patata al mercato rionale, del resto la coppia aveva dei singolari modi per divertirsi dopo ore di viaggio, come quello di girare nudi per casa, fatto già “abbastanza” originale per una servitù educata in maniera ferrea. Il problema del viaggio di Carolina era che dal punto di vista nobiliare Bartolomeo Pergami era una sorta di mix tra il Conte Mascetti, il Marchese del Grillo e il Conte Tacchia, con annessi e connessi.
Ma se l’inimitabile Ugo da Cremona poteva ben vantare il suo blasone nei confronti della Titti, del Sassaroli, del Necchi, del Melandri e del Perozzi così come Alberto Sordi faceva valere il suo titolo durante una partita a carte, a Bartolomeo rimanevano poche possibilità per dare lustro alla sua gerarchia nobiliare se non quello di accompagnare la futura Regina in giro per l’Italia……

FINE PRIMA PARTE

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