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Branchi: salta la sentenza. C'è
ancora un teste da sentire e
documentazione da acquisire

Era attesa per questa mattina la sentenza nei confronti dell’avvocato cremasco Angelo Branchi, finito a processo per estorsione tentata e consumata nell’ambito dell’inchiesta della guardia di finanza che aveva coinvolto, tra gli altri, anche l’artigiano Antonio Silvani, dal 1984 al 2004 titolare, a Chieve, della ‘Silvani Antonio srl’, impresa di serramenti, infissi e porte blindate. Per gli investigatori, dal 2000, i due avrebbero messo in piedi un “sistema estorsivo sistematico” ai danni di clienti che avrebbero pagato due volte i lavori.

Niente sentenza, dunque, in quanto il collegio dei giudici non era in possesso di tutta la documentazione sequestrata dalla guardia di finanza, documentazione rimasta nel fascicolo originario del procedimento Silvani. Quest’ultimo, al contrario di Branchi, che ha scelto il rito ordinario, era stato processato con il rito abbreviato e condannato a 5 anni e 3 mesi per gli episodi estorsivi e per reati tributari. Due strade processuali diverse in cui parte della documentazione relativa a Branchi è rimasta nel faldone Silvani. Con un’ordinanza, il collegio ha disposto l’acquisizione dei documenti mancanti e anche l’audizione di un testimone che era indicato nella lista del pm ma che non è mai stato sentito. Si tratta di Gisella Cividino, la segretaria di Silvani, che aveva già patteggiato. L’esame della testimone è stato fissato per il 14 gennaio, mentre la sentenza arriverà il 3 marzo.

Per gli inquirenti, il ‘meccanismo estorsivo’ di Silvani sarebbe stato ideato proprio in concorso con l’avvocato Branchi che seguiva le cause. Il ‘modus operandi’ era sempre uguale, e cioè quello di sollecitare anni dopo ai vecchi clienti il pagamento di fatture mai a suo tempo emesse e per le quali Silvani aveva peraltro già ottenuto il pagamento, arrivando a minacciare di trascinarli in giudizio attraverso l’emissione di decreti ingiuntivi. Gli investigatori ritengono contasse sul fatto che a distanza di dieci anni (periodo oltre il quale gli istituti di credito non conservano più la documentazione delle operazioni bancarie) e, soprattutto, a causa dell’utilizzo di somme in contanti, i clienti non fossero in grado di dimostrare di aver già pagato i serramenti acquistati.

Per l’imputato, difeso dagli avvocati Marcello Lattari e Roberto Guareschi, il pm Francesco Messina aveva chiesto l’assoluzione.

Sara Pizzorni

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