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A Crema rivive il mito
di Ayrton Senna grazie al
libro di Giorgio Terruzzi

Giorgio Terruzzi con Cristina Coppola di Cremona1 durante l'incontro

Nell’ambito del ciclo ‘Incontri con l’autore’ promosso da Banco BPM, si è svolto presso la sala Bottesini della Fondazione san Domenico, l’incontro con il noto giornalista Giorgio Terruzzi che sollecitato dalle domande della collega Maria Cristina Coppola, ha parlato del suo Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna edito per la collana Vite inattese da 66thand2nd, ristampato in occasione dei 25 anni dalla scomparsa del campione di Formula 1. E con la sua voce inconfondibile Terruzzi ha riportato i presenti a quel primo maggio 1994, parlando del campione brasiliano, con il quale, scherzando ma non troppo, dice di averci passato più tempo che non con la sua famiglia. In più frangenti ricorda come nella sua lunga carriera di cronista sportivo, abbia avuto la fortuna di vivere intensamente e dall’interno del circo mediatico tutte le stagioni in pista di tre grandissimi personaggi del mondo dei motori, diversi ma accomunati dal modo di intendere il lavoro: Senna, Schumacher e Valentino Rossi.

Negli ultimi 5 anni saranno state numerose le occasioni per Terruzzi di parlare del suo libro, ma si capisce sin dalle prime battute che per lui ogni volta è un riavvolgere il nastro e raccontare aspetti intimi del campione brasiliano, perché è importante “dare valore alle storie”. Esordisce così Terruzzi, e la storia di Senna di valori con sé ne porta tanti. Non solo il talento in pista, ma la complessità e la semplicità di un personaggio, “una persona introversa e severa con se stessa, un ricco con i sensi di colpa”, che aveva un’ossessione, “quella di restituire ciò che lui stesso aveva ricevuto in termini di talento, come opportunità per gli altri”, per chi di opportunità nella vita non ne ha mai avuto.

Terruzzi parte da quella suite dell’Hotel Castello, dove Senna trascorre la sua ultima notte, prima del tragico incidente del giorno dopo sul circuito di Imola, in un week end tremendo ricorda l’autore: “Come in una sceneggiatura di Kubrick, prima la morte di Roland Ratzenberger, l’incidente di Rubens Barrichello in prova, ed il campione scosso dagli eventi”. Dai ricordi di vita quotidiana e dagli aneddoti che solo chi in quegli anni gli è stato vicino a bordo pista, emergono tratti personali della vita del campione: dal rapporto con la famiglia, alla scelta di essere un non personaggio, sebbene visto come una divinità dai tifosi, al rapporto con i colleghi.

Terruzzi ripercorre anche le tappe di avvicinamento alla stesura del libro, perché non è stato semplice cercare di trasferire nelle pagine scritte di un libro, le ansie di una persona sola in una stanza, per un qualcosa che invece riguarda tutti. Tra un aneddoto e l’altro, Terruzzi si chiede quanto avrebbero potuto vincere in quegli anni gli altri piloti se Senna non ci fosse stato, ma allo stesso tempo evidenzia come le stesse performance degli altri piloti beneficiarono della presenza della classe del brasiliano perchè “lo sport è il sale della vita” ricorda, sottolineando anche la diversa percezione del rischio che c’era allora rispetto ad ora tra chi frequenta le piste.

E il dopo Senna? Terruzzi ricorda il giorno dei funerali, in una san Paolo sterminata e muta, quasi fosse andato via uno di famiglia. Alla domanda su cosa resta oggi di Ayrton Senna, Terruzzi risponde che al di là delle gesta in pista, resta anche nei giovani più di quanto si pensi, proprio perché la vita del brasiliano da subito è entrata nel mito, dal momento dell’incidente.

Ilario Grazioso

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