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Prostituzione a ‘Le Birbe’
di Pianengo. I fratelli
Fraglica condannati a 4 anni

Quattro anni ciascuno e 516 euro di multa per i fratelli Salvatore e Nunzio Fraglica, coinvolti nell’indagine sul giro di prostituzione al night club ‘Le Birbe’ di Pianengo portata a termine dai carabinieri nell’estate del 2017. Questa la sentenza emessa oggi dal collegio dei giudici che ha accolto le richieste di pena del pm Ilaria Prette, secondo la quale i due gestivano e favorivano la prostituzione all’interno del locale. Nella sua requisitoria, l’accusa ha definito  “decisamente significative”, citandole anche in aula, le intercettazioni ambientali. Al processo, Salvatore Fraglica era difeso dall’avvocato Alessandro Vezzoni, mentre il fratello Nunzio dai legali Simona Bracchi e Marco Gamba. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni.

Lo scorso giugno, per la stessa inchiesta, in sede di udienza preliminare avevano patteggiato il titolare Alessandro Restelli (due anni e sei mesi senza la sospensione della pena), e gli altri gestori: il fratello Stefano e la mamma Silvana (un anno ciascuno, pena sospesa) e il padre Renzo (un anno e sei mesi, pena sospesa). Le accuse, a vario titolo, erano quelle di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e cessione di cocaina. A patteggiare erano stati anche i due fratelli albanesi Marjus (un anno e due mesi) e Marjan Derjaj (sei mesi). Assolti, invece, Roberto Polimeni, responsabile della sicurezza del locale, e il disc jockey Walter Mazzali, entrambi processati con il rito abbreviato.

La famiglia Restelli era accusata di aver favorito e sfruttato la prostituzione di circa 60 giovani ballerine dipendenti del night. I titolari del locale ne coordinavano l’arrivo al club, assegnando i locali destinati alle attività di privè, stabilendo tipologia e durata, ricevendo denaro dai clienti e definendo in anticipo anche il tipo di prestazioni. I fratelli Fraglica e l’albanese Marjus Derjaj, invece, pur non essendo nè dipendenti o soci, consigliavano ai clienti le ragazze da portare nei privè e anche loro si occupavano della riscossione dei pagamenti.

Durante la scorsa udienza, in aula erano stati sentiti alcuni dei clienti frequentatori del locale e le ragazze che con loro si appartavano nei privè. In queste stanze, come riferito dai clienti, non senza qualche momento di imbarazzo e qualche richiamo da parte del presidente a dire la verità, le ragazze ballavano, si spogliavano, spesso anche integralmente, si sedevano sulle ginocchia dei clienti, si strusciavano e si facevano toccare e baciare nelle parti intime. “Senza arrivare mai fino in fondo”, avevano però puntualizzato le ballerine. “Per il privè”, avevano ricordato i clienti, “la tariffa era di 50 euro per 15 minuti. Se si voleva andare avanti, bisognava uscire e pagare per altri 15 minuti”. “I soldi li davo ad Alessandro e qualche volta anche a Nunzio”, aveva riferito uno dei frequentatori del locale, “mai alle ragazze. Capitava anche che qualcuno si presentasse nel privè a controllare”.

Il blitz dei carabinieri era scattato nel luglio del 2017 dopo un anno di indagini. A far partire l’inchiesta era stata la denuncia di un ex cliente che si era indebitato con i gestori per quasi 2.000 euro e che, sentendosi circuito, si era rivolto alle forze dell’ordine. Le telecamere installate dagli inquirenti, una in un privè e l’altra nella zona della cassa, avevano immortalato quanto avveniva all’interno del locale.

Sara Pizzorni

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