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Resta in carcere Ousseynou Sy,
confermato il reato di strage
aggravata da fini terroristici

Resta in carcere a San Vittore il dirottatore dell’autobus che tre giorni fa ha seminato il terrore a San Donato. Lo ha deciso il gip di Milano Tommaso Perna nei confronti dell’autista senegalese Ousseynou Sy, per il quale resta confermato anche il reato di strage aggravata dalla finalità terroristica. Nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 47enne, il giudice ha ravvisato anche il sequestro di persona, la resistenza e l’incendio, reati contestati dal capo del pool dell’Antiterrorismo milanese Alberto Nobili e dal pm Luca Poniz.

Sarebbe inoltre ‘provato’ che Sy avesse con sè, oltre che un coltello, anche una pistola, come riportato  dalla collaboratrice scolastica Tiziana Magarini e da altri testimoni. La pistola sarebbe stata mostrata quando l’uomo aveva alzato la maglietta ‘mostrando una pistola inserita all’interno dei pantaloni e in mano una lama, di circa 10 cm’.

Secondo il gip, lo ‘scopo sotteso all’azione’ di Ousseynou Sy ‘era quello di costringere, o comunque condizionare, le politiche migratorie attualmente adottate dal governo in carica’. Il suo ‘intento’ era ‘quello di compiere un’azione dimostrativa sull’onta dell’ira’ derivata dal mancato sbarco delle 49 persone a bordo del Mar Jonio qualche giorno prima.

Il giudice non si è detto d’accordo con l’ipotesi di infermità mentale avanzata dal difensore Davide Lacchini:  facendo riferimento alle affermazioni di Sy circa l’aver sentito le voci di ‘bambini morti in mare’, egli ha fornito ‘una posticcia e maldestra opera di rivisitazione della realtà’ al fine ‘di poter contare sui benefici conseguenti a una eventuale, e improbabile, dichiarazione di incapacità di intendere e di volere’. Sy infatti non aveva mai parlato al pm delle ‘voci’, ma le ha menzionate solo successivamente al gip, tentando di ‘fornire un quadro in qualche misura viziato da una sorta di pregiudizio di natura psichica’. Prima, invece, aveva parlato dei ‘bambini morti in mare’ solo ‘per ribadire il suo convincimento di matrice fortemente ideologica’.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che ha commentato: “Non lo si faccia passare per il matto del paese. Non mi sembra sicuramente una persona a posto, però la premeditazione dell’attacco mi sembra che ci fosse tutta. Io non vado in giro con pistole, coltelli e taniche di benzina”. “Se verrà condannato per terrorismo”, ha concluso Salvini, “la cittadinanza la perde”.

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