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Minacce e violenza alla
compagna: denunciato
ex guardia giurata

Costretta da anni a subire violenze fisiche e psicologiche, corredate da minacce pesanti. Una donna ha sporto denuncia contro il proprio compagno, viste anche le recenti positive operazioni svolte dai carabinieri cremaschi a sostegno delle vittime di violenza.

La 55enne ha chiesto aiuto ai carabinieri del paese e gli uomini della stazione di Rivolta d’Adda si sono recati presso l’abitazione. L’uomo, un 60enne nullafacente (ex guardia giurata), deteneva in casa due pistole semiautomatiche e le munizioni, utilizzate anche per minacciare la compagna. Le armi sono state sequestrate e l’uomo denunciato per maltrattamenti e per detenzione illegale di munizionamento alla Procura della Repubblica di Cremona e nei suoi confronti è stato avviato anche l’iter amministrativo alla Prefettura per revocare il permesso alla detenzione delle due pistole. La vittima è stata invitata a rivolgersi ad una associazione che gestisce questo tipo di situazioni.

“Nel sottolineare il coraggio dimostrato dalla vittima, si coglie l’occasione per ricordare che la legge 119/2013 prevede la possibilità di sequestrare preventivamente le armi, anche se legalmente detenute, quando si verificano episodi di litigiosità domestica. Sino al mese di ottobre del 2013 però non si poteva intervenire in maniera adeguata e la vittima era costretta ad allontanarsi dall’abitazione familiare cercando ripari di fortuna. Con la nuova legge l’aggressore viene allontanato immediatamente dalla casa dalle forze dell’ordine e nei casi più gravi viene arrestato. E’ una forma di deterrenza molto importante che dovrebbe necessariamente portare ad una forma di prevenzione efficace – ha spiegato il maggiore Carraro – Spesso accade che le donne siano vittime anche di molestie ed atti persecutori da parte di ex compagni, mariti, fidanzati e colleghi di lavoro che si traducono, a volte, anche in azioni violente. La vittima, in questi casi, avverte una persistente grave sensazione di paura ed ansia. E’ possibile intervenire, spesso risolutamente, se la problematica viene rappresentata alle forze dell’ordine sul nascere, adottando eventualmente provvedimenti amministrativi quali la diffida e l’ammonimento che non sono vere e proprie misure coercitive o giuridicamente rilevanti nei confronti dell’aggressore ma costituiscono una sorta di difesa/barriera ed una forma di deterrenza efficace, soprattutto nei confronti di quei molestatori che non hanno mai avuto problemi con la legge”.

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