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Tragedia Pioltello, cerimonia
in stazione: 'Vogliamo sapere
il motivo di questo disastro'

Sono le 5.20 alla stazione di Cremona, quando il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli è approdato sulla panchina, pronto a salire sul treno 10452, che per l’occasione ospita i Comitati dei Pendolari, i sindaci della tratta, che saliranno di stazione in stazione, e le autorità di Trenord, oltre allo stesso ministro.

Perché oggi è il 25 gennaio, ed esattamente un anno fa un tragico incidente ferroviario, a Pioltello, segnava la fine di tre vite, mentre una cinquantina di persone erano rimaste ferite. Ed è proprio per commemorare le vittime di questo tragico evento che questa mattina tutti si raduneranno a Pioltello, dove questo treno effettuerà una fermata speciale.

“Nessuno deve più morire” ha detto Toninelli ai giornalisti presenti. “La vera grande opera da fare in Italia è la manutenzione delle Infrastrutture. Stiamo lavorando in questa direzione” (GUARDA L’INTERVISTA INTEGRALE IN ALTO).

AGGIORNAMENTO – Il treno parte puntuale, alle 5.32, con a bordo il ministro e la stampa di mezza Italia, ma anche i rappresentanti dei pendolari. Gli amministratori dei comuni presenti lungo la linea salgono un po’ alla volta: per Cremona presente la presidente del consiglio comunale, Simona Pasquali, per Crema il sindaco Stefania Bonaldi, insieme a tutti i colleghi della tratta.

 

Grande la commozione soprattutto da parte di chi ogni giorno prende il treno per andare a scuola o al lavoro. A bordo ci sono anche alcuni tra coloro che erano su quel famigerato treno esattamente un anno fa. “Il ricordo è ancora vivo” raccontano alcuni, non senza un po’ di commozione. Ricordano lo schianto, quel rumore terribile, e quelle vite scivolate via in pochi istanti. E poi le urla, le sirene, il dolore dei feriti, lo sgomento dei sopravvissuti.

Parole forti anche da parte dei rappresentanti dei pendolari: Massimiliano Donelli, del Comitato pendolari Cremaschi e Matteo Casoni del Comitato InOrario. “La situazione da un anno a questa parte non è cambiata” dicono. “I ritardi, la sporcizia, i vagoni troppo freddi, i sovraffollamento, sono problemi ancora attuali”. Bocciata anche l’idea di sostituire alcuni autobus ai treni: “Non crediamo possa rappresentare una soluzione” sottolineano.

 

Arrivati a Pioltello, una grande folla attende in stazione, dove alcuni pendolari insorgono contro le istituzioni “C’eravamo noi a bordo di quel treno, non voi” gridano, mentre raccontano di una quoditianità fatti di difficoltà e di paura che ancora qualcosa possa accadere.

Segue quindi il momento di commemorazione, con la deposizione di una corona di fiori mentre le note del Silenzio risuonano nell’aria. “Non si può morire andando al lavoro” esordisce il sindaco di Pioltello Ivonne Cosciotti. “Questa è una richiesta di sicurezza e di attenzione per tutti coloro che ogni giorno si spostano in treno. Oggi vedo qui non solo chi ha perso una persona cara in quel terribile incidente, ma anche chi ha perso la fiducia e la speranza. Vogliamo continuare a credere che Stato e cittadini siano un unico fronte compatto e unito, che lavora al bene comune”.

La parola passa poi a Claudio Polandrini, sindaco di Caravaggio: “Oggi ricordiamo Ida, Pierangela e Giuseppina. Il disastro ferroviario ha strappato le loro vite ma non il nostro ricordo. Siamo qui per chiedere a istituzioni e magistratura di farci conoscere il motivo di quel disastro ferroviario. Rivolgiamo un appello a nome dei pendolari, perché ci siano condizioni di sicurezza certe è dignitose”.

Dopo l’intervento del Comitato Pendolari Cremaschi, la parola passa al governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana. “Oggi è una giornata triste, che non avremmo voluto vivere” dice. “L’unica nostra certezza è quella di dover garantire ai cittadini la sicurezza dei trasporti. E stiamo lavorando per questo. Perché non ci siano più giornate come questa”.

E’ quindi la volta del ministro Toninelli, che ribadisce come “Quel giorno delle persone che avevano preso il treno la mattina presto non sono mai arrivate a destinazione. Fare il pendolare è una fatica, ma morire su dei binari perché le istituzioni non hanno fatto il proprio mestiere è assurdo. Milioni di italiani non si sono più sentiti sicuri da quel giorno. E credo che lo Stato debba tornare a pensare alla sicurezza della gente. Basta parlare di grandi opere perché la più grande opera è che la gente non muoia perché il suolo pubblico non è sicuro. Bisogna spendere tutti i soldi necessari per mettere in sicurezza tutte le infrastrutture pubbliche”.

“In questa giornata di ricordo, siamo qui per esprimere la vicinanza di Trenord e di tutti i lavoratori alle persone che sono state coinvolte nell’incidente” aggiunge Federica Santini, presidente di Trenord, presente con l’Amministratore Delegato Marco Piuri alla cerimonia di commemorazione dell’incidente ferroviario di Pioltello. “Sin dai primi momenti dopo l’incidente ci siamo attivati per mostrare la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime e alle persone rimaste ferite e abbiamo fatto tutto quanto possibile per assicurare loro in breve tempo un sostegno concreto, definendo i dovuti indennizzi. Altrettanto concreto è l’impegno che stiamo mettendo ogni giorno per migliorare il livello di servizio, la sua qualità e la sicurezza per i nostri viaggiatori”.

AGGIORNAMENTO – Dopo la commemorazione, c’è anche chi interviene per parlare delle cause del tragico incidente, che, secondo Dario Balotta, presidente Onlit (osservatorio nazionale liberalizzazioni infrastrutture e trasporti) “sono da ricercare nel sistema di gestione e di organizzazione della manutenzione della rete, che non riesce a reggere le sollecitazioni agli impianti derivanti dal traffico di merci e pendolari. Cosa che gli stessi periti della Magistratura hanno confermato”.

Su di essa, continua Balotta, “intervengono apposite Unità Manutentive (nate recentemente da una riorganizzazione interna che si è rivelata inefficace) che hanno una determinata area di competenza. L’unità operativa che doveva sovraintendere su Pioltello era da tempo gestita ad interim, cioè il capo Unità aveva due aree a cui badare. Da una parte la carenza degli organici (per i sindacati mancano almeno 150 ferrovieri in Lombardia), dall’altra tra il personale in servizio quasi il 30% non ha le abilitazioni necessarie. La formazione professionale (rete, impianti elettrici ecc) è inadeguata, mancano anche i formatori delle scuole professionali. I tempi e gli spazi per la manutenzione sulle reti più trafficate come nel caso di Pioltello sono sempre più stretti e la rapidità d’intervento diventa strategica. Le innovazioni tecniche apportate nella manutenzione non sarebbero applicabili proprio per carenze organizzative. l’Agenzia della sicurezza ferroviaria nazionale aveva riscontrato, un mese prima dell’incidente, un certo allentamento dei meccanismi manutentivi sulla rete ferroviaria. Alla magistratura spetterà poi di individuare eventuali responsabili. Ma ciò che appare certo è che il modello organizzativo va rivisto e perfezionato. E’ da escludere la carenza di risorse trasferite a RFI visti che il gruppo FS da alcuni anni chiude il bilancio in attivo e gode di generosi sussidi pubblici”.

Laura Bosio

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