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Domani al Racchetti
la notte nazionale
del liceo classico

Alla quinta edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico in programma domani, aderisce anche il Racchetti-da Vinci di Crema, come altri 432 licei italiani. Nata da un’idea di Rocco Schembra, docente di latino e greco ad Acireale, la manifestazione si sta diffondendo ormai su tutto il territorio nazionale, impegnando gli studenti in svariate performance. Sul sito della scuola diretta da Claudio Venturelli è possibile visionare il ricco programma approntato da studenti e docenti della sede di via Palmieri, che accoglieranno i cittadini domani dalle 18 alle 21, coinvolgendoli nella presentazione di libri, film, dibattiti, letture, introducendo adulti e curiosi ai rudimenti delle lingue antiche. Ci sarà uno spazio dedicato alla politica, dove gli studenti incontreranno gli amministratori cittadini, nonché ex studenti del Racchetti: dal sindaco Stefania Bonaldi, agli assessori Emanuela Nichetti e Fabio Bergamaschi, dal consigliere di minoranza Antonio Agazzi, al presidente della Consulta giovanile Giorgio Cardile. Ci saranno anche il vice sindaco Michele Gennuso e non mancherà il saluto del vescovo Daniele Gianotti.

I libri. Saranno ben sei i libri che troveranno spazio nel programma allestito dal Racchetti per l’occasione e tra questi, “L’immagine carnefice”, curato da Pierandrea Amato, docente dell’Università di Messina, per i tipi di Cronopio. Alla stesura di questo libro ha partecipato con un suo saggio, Annalisa Pagano, giovane docente del Racchetti che presenterà questa pubblicazione nel corso della serata.

Immagine carnefice. “L’idea che caratterizza questo libro è quella di mettere al centro le immagini” ci dice Annalisa Pagano, laureata in filosofia contemporanea a Messina, impegnata in Amnesty International, quale vice responsabile regionale per la circoscrizione Calabria, con qualche esperienza cinematografica alle spalle (ha recitato nel film Mediterranea di Jonas Carpignano e ha collaborato al successivo A Ciambra ndr).

La scelta del titolo trova fondamento nella volontà degli autori di approfondire “il ruolo dell’immagine all’interno della società contemporanea, partendo dalle immagini delle torture nel penitenziario di Abu Ghraib” dice Annalisa Pagano, facendo riferimento alla triste vicenda che ha coinvolto militari americani responsabili di orrende torture ai prigionieri iracheni dopo la seconda guerra del golfo. “Immagini simboliche, quasi precursori dei selfie – aggiunge la coautrice – che hanno rimandato a rappresentazioni di torture fatte non per andare a testimoniare un tipo di supremazia, ma create ad hoc insieme alle torture.” In altri termini, la “tortura come messa in scena per riprodurre un’immagine”.

Nel libro non sono state inserite immagini però, per una precisa scelta degli autori, anche perché in precedenza lo stesso Amato aveva pubblicato un altro testo nel quale si occupava specificatamente delle immagini di Abu Ghraib, evidenziandone alcune peculiarità, come quella rappresentata dai soldati messi quasi in posa mentre torturavano i detenuti. “Il libro – prosegue la giovane docente del Racchetti – si compone di diversi saggi con un unico filo conduttore, ma approcci diversi: dalla medialità dell’immagine, all’aspetto critico della psicanalisi”. La parte trattata dalla Pagano, indaga principalmente il ruolo dell’immagine nelle politiche neoliberali del mondo occidentale e l’utilizzo dell’immagine all’interno delle situazioni di guerra.

Ilario Grazioso

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