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Ancorotti: 'Per fare impresa
occorre puntare sull'estero'.
Terminati lavori a ex Olivetti

Renato Ancorotti

Dopo l’articolo uscito ieri sull’inserto economico di Repubblica, Renato Ancorotti, presidente della Ancorotti Cosmetics, racconta la propria azienda. Dalla vocazione per l’export alla crescita esponenziale, passando per le esigenze del territorio fino al recupero della ex Olivetti.

La Ancorotti Cosmetics è tra le cosiddette aziende ‘gazzella’ italiane (che hanno superato il 20% di crescita negli ultimi 5 anni, ndr). Qual’è il segreto?

L’unico segreto è lavorare molto. Siamo partiti da zero nel 2009 e abbiamo chiuso l’anno appena passato con 101 milioni di fatturato. C’è un team performante, dei collaboratori validi che hanno un forte attaccamento all’azienda. Grazie a queste caratteristiche possiamo affermare che, per il 2019, il budget è fissato a 115 milioni di euro.

Un’eccellenza, la sua azienda, che ha fatto dell’export una missione. Ma come vede l’economia italiana?

Il settore cosmetico è di fatto un’eccellenza italiana, e ne è prova è il fatturato da 11 miliardi. La vocazione esportativa è forte; restare sul mercato nazionale significa non espandersi e per andare oltre è necessaria la mentalità aperta. L’Italia attualmente non è il posto migliore dove fare impresa, ma questo abbiamo e dobbiamo trarne il meglio.

E il nostro territorio avrebbe bisogno di qualcosa di nuovo?

C’è sempre bisogno di qualcosa di nuovo, di pensare in grande. Le aziende di cosmesi l’hanno capito e per questo sono in forte crescita. Ci tengo a sottolineare che il 60% della produzione mondiale di make-up è fatto qui; è un Made in Italy Cremasco.

 

Lei ha accolto una sfida importante: recuperare il capannone abbandonato della ex Olivetti per farne il cuore pulsante della sua azienda. A che punto è la ristrutturazione?

Lo stabilimento è finito e il trasloco in atto. Con gennaio siamo partiti con la produzione e molti uffici sono già stati trasferiti. In primavera credo potremo inaugurarlo.

Un tema caro alle industrie del territorio è la tangenzialina. Crede sia ancora necessaria?

E’ attualissima, e servirebbe ad agevolare l’ingresso dei camion nella zona industriale. Ma purtroppo è qualcosa di dimenticato e mi rendo conto non se ne parli più. Dopo tante promesse lascia l’amaro in bocca.

L’Università di Crema, invece, può essere salvata?

Anche qui il tempo stringe molto. E’ necessario promuovere le peculiarità, ma andava fatto prima; credo che ora sia tardi per tentare un riassestamento. La struttura dovrebbe seguire le regole e la burocrazia nazionali. L’unica strada percorribile è quella di creare un team, un tavolo vero, dove però bisogna arrivare con le idee già sul piatto. Si può pensare a corsi molto specialistici che puntino sulle eccellenze del Cremasco.

Ambra Bellandi

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