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Scrp: ancora scintille
tra la partecipata
e i sindaci uscenti

“Con la presente Scrp diffida i Recedenti e i relativi esponenti nel reiterare attività mediatiche a discredito di Scrp, siccome dal porre in essere condotte ostative al proseguimento dei pubblici interessi sottesi all’attività sociale”. E’ quanto si legge in una missiva che i soci recederti dalla partecipata hanno ricevuto nei giorni scorsi.

Ma Antonio Grassi (primo cittadino di Casale Cremasco) e i colleghi sindaci fuoriusciti la scorsa estate da Scrp (Marco Arcari, Ticengo; Rosolino Bertoni, Palazzo Pignano; Luca Cristiani, Casaletto di Sopra; Gabriele Gallina, Soncino; Nicola Marani, Salvirola e Attilio Polla, Romanengo), non ci stanno e replicano duramente, sottolineando innanzitutto che “la lettera è senza firma. Un dettaglio, ma sono i dettagli che fanno la differenza”.

I sindaci recedenti si domandano poi “come mai Scrp è ossessionata di leggere sui media le vicende che la coinvolgono? Non è la prima volta che sguaina la diffida sulle nostre posizione pubbliche e riportate dai media. In Italia esiste ancora la libertà di espressione e chi ha scritto la lettera si rassegni al fatto che altri non siano d’accordo con lui e lo affermino pubblicamente. Non esiste ancora il pensiero unico.
La domanda è semplice: perché tanta paura di finire sui media?”.

Grassi & co. si difendono, rimarcando la sicurezza di aver “riportato solo la verità, comprovata con citazioni estratte da documenti redatti da Scrp o suoi consulenti. Nello specifico, Scrp non ha mai contestato una virgola sulle informazioni o comunicazioni dei sottoscritti riportate dai media. Anzi i recedenti, attraverso i mezzi di comunicazione hanno sollecitato risposte senza averne mai ricevute. L’occasione è quindi utile per riproporre queste domande, sperando in una risposta da parte della persona dello scarabocchio”.

Quello che dovrebbero fare ora tutti gli attori coinvolti nella riorganizzazione della partecipata, secondo i sindaci uscenti sarebbe chiedersi “il motivo per il quale alcuni Comuni soci se ne sono andati, non dividerli tra i buoni (quelli rimasti) e quelli cattivi (che sono usciti)”.

 

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