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Dal Consiglio comunale un
appello per la liberazione
di padre Gigi Maccalli

Foto: pagina Facebook Società Missioni Africane

Un documento, condiviso con i capigruppo di tutte le forze politiche, da inviare alla Farnesina. L’oggetto del comunicato letto dal presidente del Consiglio comunale Gianluca Giossi riguarda il rapimento di padre Gigi Maccalli e contiene l’appello per la sua liberazione.

Di 0padre Gigi, missionario cremasco rapito in Niger la notte del 17 settembre, non si hanno notizie dal momento del sequestro. “Non si è mai avuto alcun aggiornamento: né sull’identità dei sequestratori – forse jihadisti provenienti dal vicino Burkina Faso – e le loro motivazioni e scopi, né delle condizioni di padre Maccalli. Allo sgomento per un fatto così grave si aggiunge di giorno in giorno, di ora in ora, l’angoscia per il silenzio che circonda questa vicenda lontana solo geograficamente ma in realtà così vicina alla nostra comunità”. Il documento prosegue con l’elogio al “lavoro sottotraccia della Farnesina e del Vaticano, che rispettiamo pensando ai successi ottenuti in passato per casi simili”.

Il Consiglio comunale di Crema esprime vicinanza alla famiglia del missionario, “inviando al ministero degli Esteri questo messaggio: che sia massima l’attenzione per questo caso che ha colpito profondamente la nostra comunità preoccupata per le sorti di un suo figlio generoso, perché non cali il silenzio su una vicenda che ci riporta al dramma di uno dei Paesi più poveri del mondo, devastato prima dalla dittatura e ora da una situazione socio-politica ed economica molto gravosa per una popolazione allo stremo”.

“È questa situazione che ha chiamato lo spirito missionario di padre Maccalli, e noi tutti ci auguriamo che presto si abbiano notizie del suo stato. Ci appelliamo al governo perché infonda il massimo impegno nelle relazioni diplomatiche con il Niger e il suo Presidente, Mahamadou Issoufou”

In ultima battuta anche un appello ai rapitori: “Vi preghiamo di far sapere alla sua famiglia che padre Maccalli è vivo e sta bene, e vi chiediamo di liberarlo, senza altre condizioni”.

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