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Fusione delle Camere
congelata. Slitta di almeno
3 mesi il primo consiglio

“Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale accoglie l’appello e l’istanza cautelare in primo grado. Ordina che la presente ordinanza sia trasmessa al Tar per la sollecita fissazione dell’udienza di merito”, recita così la sentenza emessa giovedì 30 agosto e pubblicata venerdì 31 che di fatto blocca la costituzione del nuovo consiglio camerale ‘a tre’ (Mantova, Cremona, Pavia) a cui stavano lavorando dallo scorso febbraio le categorie economiche, per la ricerca di candidati comuni, e il commissario ad acta, Marco Zanini, segretario generale della Camera di Mantova. “A questo punto noi dobbiamo sospendere i lavori in attesa della sentenza del Tar”, ha fatto sapere. L’iter avrebbe previsto, a questo punto, il controllo a campione dei dati inviati dalle tre sedi da accorpare per verificare dati quali regolarità formale dei documenti presentati dalle associazioni di categoria, numero di aziende associate, dipendenti ecc. Il tutto sarebbe dovuto poi essere spedito in Regione. Il primo consiglio camerale avrebbe dovuto essere convocato attorno a febbraio 2019; ora è prevedibile uno slittamento a maggio.

Lo scorso aprile erano stati depositati al Tar del Lazio due diversi ricorsi del mondo economico pavese per l’annullamento previa sospensione del decreto del 16 febbraio con cui il ministero dello Sviluppo Economico aveva previsto l’accorpamento di Pavia con Cremona e Mantova. A maggio i giudici amministrativi respingono le richieste di sospensiva. Arriviamo a luglio: la Camera di Pavia ricorre in appello al Consiglio di Stato per ottenere il provvedimento cautelare che congeli la fusione. A fine agosto la decisione: sospensiva concessa e macchina organizzativa costretta a fermarsi, fino alla decisione di merito del Tar.

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