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Scrp, 7 sindaci dicono
'addio'. Casorati: 'Unità
del territorio a rischio'

“Capitani coraggiosi che scappano con il malloppo”. Definisce così Aldo Casorati, presidente dell’Area Omogenea Cremasca e sindaco di Casaletto Ceredano, i colleghi che hanno abbandonato Scrp.

Ad oggi sono 7 i Comuni che non intendono più avvalersi della società patrimoniale: Casaletto di Sopra, Casale Cremasco, Palazzo Pignano, Salvirola, Soncino, Ticengo e, a breve, dovrebbe ufficializzare l’uscita anche Romanengo.

Aldo Casorati

Una scelta che lascia amareggiato il presidente Casorati, che sottolinea il bilancio attivo della società (471.000 euro) e, soprattutto, il lavoro che si sta portando avanti affinché Scrp diventi ‘in house’, ovvero abbia un Amministratore Delegato unico e un comitato di controllo di indirizzo con potere di programmazione. “Comitato che vedrebbe i sindaci protagonisti”, assicura Casorati.

Secondo il presidente dell’Area Omogenea le motivazioni dei Comuni uscenti sono “scuse campate per aria. Hanno scelto di non discutere e chiedono di essere liquidati senza aver mai investito un solo euro nella patrimoniale. Assisto a sterili polemiche sulla leadership, su aspetti gestionali e di forma solo superficiali senza mai affrontare il vero problema del futuro di Scrp, del suo nuovo assetto societario e organizzativo”.

Una situazione che Casorati definisce “surreale, anche perché a questa mancanza di dibattito si aggiunge (e qui tocchiamo veramente il fondo) la benché minima preoccupazione di cosa potrebbe accadere ai 25 dipendenti e alle loro famiglie”.

Il timore – ultimo, ma non ultimo – del sindaco di Casaletto Ceredano è “lo sfaldamento di un territorio che, invece, dovrebbe restare unito”.

Ambra Bellandi

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