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A 'Le Birbe' di Pianengo
prostitute e cocaina: i gestori
del night club patteggiano

Due rinvii a giudizio, sei patteggiamenti e due assoluzioni. E’ la sentenza emessa oggi dal gup Elisa Mombelli sul procedimento riguardante il giro di prostituzione e di droga al night club ‘Le Birbe’ di Pianengo. A vario titolo gli imputati erano accusati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e cessione di cocaina. A patteggiare è stato il titolare del locale Alessandro Restelli: per lui due anni e sei mesi senza la sospensione della pena. Gli altri gestori, il fratello Stefano e la mamma Silvana, hanno patteggiato un anno ciascuno, pena sospesa, mentre il padre Renzo ha patteggiato un anno e sei mesi, pena sospesa. Erano difesi dagli avvocati Massimo Nicoli e Andrea Balzarini. A patteggiare anche i due fratelli albanesi Marjus (un anno e due mesi) e Marjan Derjaj (sei mesi), coinvolti nell’indagine. Rinvio a giudizio, invece, per i fratelli Salvatore e Nunzio Fraglica che hanno scelto il rito ordinario. Per entrambi, difesi dall’avvocato Alessandro Vezzoni, il processo si aprirà a settembre. Assoluzione, infine, per Roberto Polimeni, responsabile della sicurezza del locale, e per il disc jockey Walter Mazzali, entrambi processati con il rito abbreviato.

La famiglia Restelli era accusata di aver favorito e sfruttato la prostituzione di circa 60 giovani ballerine dipendenti del night. I titolari del locale ne coordinavano l’arrivo al club, assegnando i locali destinati alle attività di privè, stabilendo tipologia e durata, ricevendo denaro dai clienti e definendo in anticipo anche il tipo di prestazioni. I fratelli Fraglica e l’albanese Marjus Derjaj, invece, pur non essendo nè dipendenti o soci, consigliavano ai clienti le ragazze da portare nei privè e anche loro si occupavano della riscossione dei pagamenti. Nel locale c’erano anche Polimeni come responsabile della sicurezza, e il disc jockey Mazzali. Per l’accusa, il primo si sarebbe reso disponibile ad avvertire di un eventuale arrivo delle forze dell’ordine i gestori e le ragazze, azionando un pulsante che trasmetteva un segnale luminoso nella zona dei privè, mentre il secondo avrebbe avuto il compito di scegliere la musica adatta al tipo di prestazioni eseguite dalle ragazze con i clienti nei privè e sul palco, provvedendo spesso al controllo del registro degli accessi ai privè.

Al night club “Le Birbe” si promettevano, come scritto sulla pagina Facebook, “privè da 15 minuti con promozioni e offerte imperdibili…”. Offerte da 50 euro, che partivano dal sesso orale sino ad arrivare ai rapporti completi. Il blitz dei carabinieri era scattato nel luglio dell’anno scorso dopo un anno di indagini. A far partire l’inchiesta era stata la denuncia di un ex cliente che si era indebitato con i gestori per quasi 2.000 euro e che, sentendosi circuito, si era rivolto alle forze dell’ordine. L’uomo aveva rivelato quanto accadeva a “Le Birbe”: atti sessuali completi e droga. Una denuncia che aveva avuto riscontri con il posizionamento di alcune telecamere che avevano immortalato quanto avveniva all’interno del locale.

Sara Pizzorni

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