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Sindacati e lavoratori del
Maggiore: 'Mensa autogestita
per rivendicare diritto al pasto'

Ablondi due giorni fa ha deliberato una modifica al regolamento per l'accesso al servizio mensa. Per i rappresentanti sindacali è "un minuscolo passo in avanti, ma non risolutivo".
Il presidio davanti al Maggiore

Si sono attrezzati con panini, insalate e bibite davanti l’ingresso dell’ospedale Maggiore. E’ la protesta, sotto forma di mensa autogestita, dei lavoratori del nosocomio cittadino, che da mesi rivendicano il diritto al pasto. Al loro fianco i rappresentanti sindacali e i referenti Luigino Degani, Roberto Dusi, Ferdinando Casareale, Rosario Micciché e Sabrina Negri.

Restano dunque tesi i rapporti con la direzione di Luigi Ablondi, che due giorni fa ha deliberato una modifica al regolamento della mensa, secondo il quale i turnisti potranno richiedere il vassoio alla cucina centrale. “Un piccolo passo in avanti, ma che purtroppo non è minimamente risolutivo. Inoltre nel testo non è specificato dove il lavoratore debba collocarsi per consumare il pasto”, ha commentato Degani.

Il regolamento, che dovrebbe entrare in vigore il 16 aprile, è stato redatto “in totale autonomia della direzione, senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali. Non è vietato, ma è un segnale di chiusura”.

I rappresentanti sindacali chiedono che questa delibera venga sospesa: “Il miglioramento di cui si vanta la direzione è praticamente nullo. Vorremmo che ci invitassero a discuterne insieme”, ha precisato Casareale. Da rivedere anche la richiesta del sacchetto, che per il coordinatore sindacale significa “possibilità di ‘take away’ a fine turno”.

Attualmente dei 900 dipendenti dell’Asst “solo un terzo riesce ad accedere al servizio. Non chiediamo la luna – ha concluso Degani – ma solo che un diritto fondamentale venga riconosciuto dall’azienda ed esteso a tutti”. Ora i sindacati e i lavoratori attendono “di essere convocati per un confronto”.

Ambra Bellandi

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