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Sraffa, educazione alla legalità: Don Manganiello incontra gli studenti

Nell’ambito del progetto “Vie e volti della legalità”, curato dai docenti di discipline letterarie Pietro Fischietti e Stefania Bertazzoli, nei giorni scorsi l’ex parroco di Scampia don Aniello Manganiello ha incontrato alcune classi. Una scelta voluta quella di circoscrivere a piccoli gruppi l’incontro con don Aniello, al fine di instaurare una vera e propria conversazione con il sacerdote, fondatore dell’associazione “Ultimi”.

Per la prima volta in una scuola di Crema, dopo le presenze degli anni scorsi nella vicina Offanengo e più recentemente nel lodigiano, don Aniello ha prima fatto vedere alcuni video che ne descrivono la sua attività nei territori campani interessati dal fenomeno camorristico, poi ha iniziato la conversazione con gli studenti. Proiettando l’immagine delle “vele di Scampia”, don Aniello ha sottolineato come quel modo di intendere le politiche sociali e urbanistiche ha rappresentato l’emblema stesso del degrado. “In passato lo Stato si è preoccupato di dare solo un tetto alle persone – racconta il fondatore di “Ultimi” – ma ciò che è necessario è mettere i cittadini nella condizione di lavorare”. Altro tema trattato da don Aniello, quello della condizione giovanile: perché la gente va via da quei territori, si chiede il sacerdote che osserva: “La disoccupazione giovanile a Scampia si attesta sul 65%, questo è il problema”. Cita Paolo Borsellino quando dice ai ragazzi “delle mafie bisogna parlarne sempre”, esortandoli a studiare, perché “la preparazione favorisce l’impegno sociale per il cambiamento”, come ha scritto nel suo libro “la meglio gioventù di Scampia”. Dispersione scolastica e assenza di impegno anche nello sport: per don Aniello, elementi che favoriscono il reclutamento dei giovani camorristi. Un riferimento anche a don Pino Puglisi, quando dice ai ragazzi che a Napoli come in altri territori, combattere il fenomeno mafioso significa “togliere i soldi” e conclude don Aniello: “Ai professionisti dell’antimafia, preferisco l’anticamorra delle opere, non basta solo la repressione, ma è fondamentale la prevenzione”. E poi, altri spunti di riflessione: dalle contestazioni allo scrittore Saviano, al tema della religiosità nella camorra: “Nei camorristi non c’è nulla di autentico, serio, vero”, osserva don Aniello, “si interessano di feste religiose, foraggiandone i comitati che si occupano dei festeggiamenti civili, perché attraverso questo si costruisce il consenso”.

Al termine dell’incontro, Pietro Fischietti docente coordinatore di queste iniziative, evidenzia l’idea alla base di queste iniziative: favorire nei ragazzi la consapevolezza di ciò che è il fenomeno mafioso nel Paese, ed anche in Lombardia. L’impegno dello Sraffa-Marazzi sui temi della legalità, proseguirà con altri momenti di riflessione, che culmineranno con la partecipazione di una delegazione della scuola, alla manifestazione che si terrà a Palermo il 23 maggio, per commemorare le stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992.

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