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Omicidio Ogliari,
in Appello confermata
condanna a 30 anni

I giudici della prima sezione Corte d’Assise d’Appello di Milano hanno deciso. La sesta sentenza sull’assassinio di Angelo Ogliari, 43 anni, il commerciante di automobili massacrato il 31 ottobre del 2007 nel garage della sua villetta a Cremosano, è stata pronunciata.
Confermata la condanna a 30 anni per i due imputati, la ballerina polacca Jolanta Lewandowska, ex moglie di Ogliari, e il suo ex compagno, il tassista Edgardo Fragaldines, di origine uruguaiana, accusati dell’omicidio del commerciante cremasco che da tempo era in lotta con l’ex moglie per l’affidamento della loro unica figlia Diana, all’epoca di 7 anni, trattenuta dalla madre in Polonia.

La Corte d’Assise d’Appello di Milano ha quindi dovuto riesaminare il caso dopo che la Cassazione, il 21 settembre del 2016, aveva annullato la sentenza di condanna a trent’anni di reclusione emessa il 7 luglio del 2015 dai giudici di un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello di Milano.

Lewandowska e Fragaldines, assistiti dagli avvocati Elisa e Martino Boschiroli, erano stati assolti in primo grado dal gup di Crema, con sentenza confermata dalla Corte d’Appello di Brescia. Nel maggio del 2014, però, la Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza di secondo grado, disponendo un processo ’bis’ a Milano che il 7 luglio 2015 si era concluso con la condanna dei due imputati, mai stati sottoposti ad alcuna misura cautelare.

Angelo Ogliari era stato trovato cadavere nella villetta di via Mascagni. Era stato colpito con un pesante oggetto, probabilmente un martello, nel giardino della sua abitazione, ma l’arma non è mai stata trovata. L’omicidio sarebbe stato compiuto nel garage, poi il corpo è stato trascinato all’interno della casa. Tra i possibili moventi del delitto, il tentativo, fallito, di Ogliari di rivedere sua figlia, le cause giudiziarie intentate contro la ex moglie e una possibile vendetta.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro 60 giorni. I difensori sembrano intenzionati a ricorrere in Cassazione. Se decideranno diversamente, quando la sentenza diventerà definitiva i due imputati saranno rinchiusi in carcere.

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