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Ruba portafoglio in Comune
ma dimentica i documenti
Identificato e condannato

Una testimone lo ha descritto come giovane, moro e di bassa statura, un’altra come alto un metro e ottanta, ma alla fine entrambe hanno riconosciuto l’imputato nella foto numero cinque di quelle mostrate oggi in aula. L’accusato, Vitale Caziuc, moldavo, è stato quindi riconosciuto colpevole del reato di furto aggravato e condannato dal giudice Tiziana Lucini Paioni ad una pena di 10 mesi di reclusione e 500 euro di multa.

L’episodio risale alla mattina del 29 ottobre del 2014 presso l’ufficio protocollo del Comune di Crema. L’imputato, che aveva ricevuto un avviso, si era presentato in ufficio per ritirare una pratica. La dipendente gli aveva chiesto la carta di identità e poi si era assentata per recarsi in un altro ufficio a cercare la pratica da consegnargli. Nello stesso momento, però, la collega era uscita per fare una commissione e l’uomo era rimasto solo. “L’ho notato che aspettava in corridoio”, ha testimoniato la portinaia, “ma poi avevo del lavoro da fare e non l’ho più notato, se non quando se n’è andato”.

L’imputato, per l’accusa, se n’era andato senza attendere la consegna della pratica e portandosi via il portafoglio della dipendente che era uscita per fare una commissione. La donna lo aveva dimenticato su una delle scrivanie dell’ufficio. All’interno c’erano due telefoni cellulari, “uno più nuovo e l’altro più vecchio”, ha spiegato oggi la vittima del furto. Lei, l’imputato non l’ha mai visto, a differenza della collega che si era assentata per cercargli la pratica e la portinaia che l’aveva notato in corridoio. Quando la dipendente era tornata con l’atto da consegnare all’utente, lui se n’era già andato. Lasciando però nelle mani dell’impiegata la sua carta d’identità con il suo nominativo e i suoi dati.

L’uomo, con alle spalle precedenti specifici, era stato identificato dalle forze dell’ordine e accusato di furto aggravato. Uno dei telefoni della dipendente era stato successivamente trovato in possesso di un’altra persona che a sua volta era finita nei guai per ricettazione.

Oggi in aula è stata sentita sia la vittima del furto che le sue due colleghe. La prima, quella che era andata a cercare la pratica, ha descritto l’imputato come giovane, sui trent’anni, con i capelli scuri e di bassa statura, mentre la portinaia che lo aveva visto nel corridoio lo ricordava alto un metro e ottanta. Entrambe, la prima con qualche dubbio, la seconda con certezza, lo hanno però riconosciuto nella foto segnaletica numero cinque mostrata in aula. La difesa del moldavo si è basata sulle contraddizioni riguardanti il riconoscimento dell’imputato. Alla fine, però, il giudice non ha accolto le argomentazioni della difesa ed ha emesso sentenza di condanna.

Sara Pizzorni 

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