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Estorsioni: chiesti 12 anni
per l'imprenditore Silvani e il
processo per avvocato Branchi

12 anni di reclusione e 16.600 euro di multa per Antonio Silvani, 56 anni, finito in carcere nel maggio del 2016 in seguito ad un’indagine della guardia di finanza che ha visto coinvolte anche la moglie, la figlia e la segretaria dell’artigiano di Chieve. E’ la richiesta di pena formulata dal pm Francesco Ignazio Abbadessa al gup Letizia Platè per l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, all’evasione fiscale e all’attribuzione fittizia della titolarità di beni. Per Cinzia Quadrini, moglie di Silvani, il pm ha chiesto un anno e dieci mesi, mentre un anno e otto mesi per la figlia Ambra, 24 anni. Marito, moglie e figlia, difesi dagli avvocati Marco Bencivenga ed Andrea Daconto, sono processati con il rito abbreviato. Richiesta di rinvio a giudizio, invece, per un altro nome eccellente dell’inchiesta, l’avvocato cremasco Angelo Branchi, assistito dai legali Marcello Lattari e Roberto Guareschi. Per la segretaria di Silvani, Gisella Cividino, difesa dall’avvocato Davide Lacchini, c’è già sul tavolo una richiesta di patteggiamento a tre anni. Il giudice, che ha fissato un’altra udienza il prossimo 14 dicembre per il termine della discussione delle parti, deciderà il 12 gennaio dell’anno prossimo.

Secondo la procura, Silvani, titolare, in passato, di una ditta di serramenti per la quale non avrebbe mai versato le imposte, avrebbe ideato ed organizzato, con il concorso dell’avvocato Branchi, un vero e proprio sistema estorsivo con il quale ottenere, da centinaia di suoi vecchi clienti, di essere pagato più volte per la stessa fornitura di infissi e porte. La figlia, a sua volta, si sarebbe occupata della gestione dei contatti per portare avanti il sistema e la segretaria avrebbe avuto il compito di redigere le fatture e di falsificare documenti.

Otto i clienti che si sono costituiti parti civili attraverso gli avvocati Antonino Andronico, Eleonora Pagliari, Massimo Lipani, Massimo Schirò e Luca Avaldi. Le presunte vittime dell’estorsione sono sette, mentre un cliente sarebbe stato calunniato dagli imputati che lo avevano denunciato, pur sapendolo innocente, per aver reso testimonianza nelle cause civili.

Per la procura e per la guardia di finanza, dieci anni dopo la cessazione dell’attività artigianale di vendita di serramenti, per la quale aveva anche accumulato un debito erariale di oltre 600mila euro, Silvani avrebbe cominciato a sollecitare ai vecchi clienti il pagamento di fatture mai a suo tempo emesse e per le quali aveva peraltro già ottenuto il pagamento, giungendo persino a gonfiarne gli importi. Gli investigatori ritengono contasse sul fatto che, a distanza di dieci anni (periodo oltre il quale gli istituti di credito non conservano più la documentazione delle operazioni bancarie) e, soprattutto, a causa dell’utilizzo di somme in contanti, i clienti non fossero in grado di dimostrare di aver già pagato i serramenti acquistati.

Al termine delle indagini, avviate nel 2014, i finanzieri della Tenenza di Crema hanno ricostruito decine di episodi. L’accusa parla inoltre di acquisti, con provento di evasione fiscale e di estorsioni, di numerosi beni immobili e terreni.

Sara Pizzorni

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