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Festa dell'Unità nazionale e
Forze Armate tra passato,
attualità e sguardo al futuro

Un grazie sincero alle nostre Forze Armate, “che dopo la seconda guerra mondiale sembrano essersi specializzate nella difesa della vita, e questo non ci rende solo orgogliosi, ma ci commuove sinceramente”.

Il discorso del sindaco Stefania Bonaldi per la festa delle Forze Armate e la Giornata dell’Unità nazionale, si è concentrato sui parallelismi tra le guerre di ieri e quelle di oggi. “Perché è questo il senso di fare memoria: anche un’occasione per riflettere sull’attualità”.

Oggi si contano guerre in 29 stati africani, 16 in Asia. 9 in Europa e 7 in Medio Oriente. Nel continente americano contiamo 6 Stati coinvolti in conflitti. “Sono 67, dunque, gli Stati in cui si registrano conflitti, impegnando numeri enormi di uomini e di donne. I numeri impressionano”.
Oggi, un essere umano su 113, è un richiedente asilo. Ogni 60 secondi, al mondo, 24 persone sono costrette a scappare, lasciando la propria casa. Questi i dati dell’ultimo rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). “Difficile, dunque fermarsi alle guerre del passato e non riflettere su quelle di oggi”.
Il sindaco, nella seconda parte del proprio discorso ha poi rivolto un sentito grazie a tutte le forze di sicurezza italiane “che oggi possiamo con orgoglio considerare contributrici della pace nel mondo. I nostri soldati sono noti all’estero come elementi di equilibrio e di saggezza, pure in situazioni dove la tensione e il pericolo potrebbero fare regredire chiunque”.
“Grazie a tutti loro, con profonda riconoscenza e grazie a tutti quei cittadini che sentono gli umani come fratelli e che ogni giorno danno un contributo invisibile alla pace, ma non per questo insignificante – ha concluso il primo cittadino – Se oggi siamo qui, in pace, lo dobbiamo anche a chi non si lascia sedurre dal demone del populismo e dell’inospitalità”.

Al termine dell’omaggio ai caduti della Grande Guerra, il corteo ha raggiunto la cattedrale cittadina, dove si è tenuta la santa messa presieduta da monsignor Gianotti.
L’omelia del vescovo si è concentrata sul perseguire con azioni concrete il sogno, interno a ogni uomo, di portare la pace nel mondo. “Quando facciamo memoria del sacrificio, ricordiamo la fine vittoriosa di una guerra e raggiungiamo la consapevolezza che non possiamo più permettere violenza, trincee, combattimenti”.
Ma come concretizzare che la guerra non insanguini più il volto dell’umanità? Sua Eccellenza ha portato l’esempio della tregua di Natale del 1914, quando i soldati tra loro nemici, in una terra di nessuno, hanno trovato il coraggio di uscire dalle trincee e tentato di conoscersi, di incontrarsi, di confortarsi. “Sentivano come unica cosa giusta il deporre le armi e fraternizzare”.
“Il sogno racchiuso in quel gesto di andare disarmati verso l’altro rappresenta la grande sfida del ‘mai più guerre’.
Cercare l’altro per provare a incontrarsi al di là dei pregiudizi, partendo dalla terra della nostra vita quotidiana, perché sia sempre più abitata dalla giustizia che il nostro cuore desidera”.
Ambra Bellandi

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