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Caldo, alveari bollenti
e fiori secchi: addio al 30%
del miele lombardo

Alveari bollenti e fiori secchi, addio al 30% del miele lombardo. E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti regionale sulle conseguenze dell’ondata di caldo torrido che sta investendo l’Italia da nord a sud. “Dopo le gelate di primavera, adesso oltre 5mila apicoltori dei nostri territori devono fare fronte a temperature africane che, soprattutto in pianura, stanno facendo seccare i fiori spontanei togliendo risorse e nutrimento alle api. A fine stagione in Lombardia rischiamo di avere 500 tonnellate in meno di miele e di prodotti dell’alveare rispetto alle 1.700 tonnellate delle annate normali” spiega Ettore Prandini, Presidente della Coldiretti regionale.

In Lombardia – spiega la Coldiretti – vengono gestiti oltre 143mila alveari per una popolazione stimata di oltre 4 miliardi di api. E se la media regionale è di 28 alveari per allevatore, a Pavia la media sale a 53 mentre a Monza Brianza scende fino a 16. Comunque il record di provincia più apicola per numero di alveari spetta a Varese con 21.026 “case del miele”, mentre il primo posto per numero di “pastori delle api” spetta a Brescia con 981 operatori.

Esterina Mariotti, presidente dell’Associazione Produttori Apistici di Cremona, provincia dove operano oltre 200 pastori delle api con più di 5.100 alveari, conferma: “Per la nostra apicoltura è un anno da dimenticare. Abbiamo chiesto lo stato di calamità. Già tra maggio e giugno abbiamo evidenziato un pesante calo nella produzione di miele, unito a preoccupanti danni sulla salute e lo sviluppo delle famiglie di api. Per mieli come acacia e tarassaco potevamo parlare di una riduzione di produzione della metà. Ancora più alta, direi -70%, la perdita per il tiglio. Ora si aggiunge l’azzeramento della produzione di millefiori. Non si è perso solo il miele, quella che è venuta meno è anche la capacità produttiva delle api. Abbiamo stimato un danno di oltre 500mila euro. Con questo clima anomalo, altalenante in primavera e poi caldissimo adesso, le famiglie di api si sono rovinate, non sono più in grado di produrre la quantità di miele di una stagione normale”.

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