Commenta

Rubrica: #7domande
all'assessore
Michele Gennuso

Prima esperienza politica nel settore Welfare: quali sfide e quali obiettivi?

La sfida principale oggi per chi si occupa di politiche sociali credo sia quella di leggere in maniera corretta la comunità. Il Welfare rappresenta infatti per definizione lo stato sociale, quindi per prima cosa deve essere uno strumento che osserva, una lente che indaga tra le pieghe della città per arrivare ad una descrizione attenta e il più possibile coerente del contesto sociale. In particolare facendo attenzione a quelle situazioni più nascoste che fanno fatica ad emergere: penso soprattutto a coloro che vivono in prima persona la disabilità, alle loro famiglie, spesso c’è molta dignità da parte di queste persone che vivono nel silenzio le loro fatiche: accanto a loro abbiamo il dovere di esserci.

Ovviamente poi bisognerà interpretare il contesto sociale al fine di progettare e realizzare situazioni che possano concorrere al benessere di ciascuno. Oggi la sfida principale è proprio quella di saper leggere i bisogni delle persone, quindi dei singoli senza lasciare indietro nessuno, ma anche saper leggere i bisogni di ogni quartiere, attivando i singoli, anche fragili, e la comunità alla ricerca della coesione sociale. Mi piace parafrasare Don Milani che diceva che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia. Ecco se posso darmi un obiettivo sarà proprio quello di rendere il servizio sociale un servizio “del” cittadino non solo “al” cittadino, un servizio in cui ognuno ha il dover di dare qualcosa oltre che di ricevere.

Da un lato lassessoratodallaltro la professione di medico: quali competenze acquisite sul lavoro ritiene possano essere utili e spendibili anche nella nuova esperienza amministrativa?

Dalla mia professione credo che posso mutuare questa affermazione “meglio un chilo di prevenzione che un grammo di terapia” Nell’ambito del sociale credo che bisogna essere più precoci, più attenti ai segnali di disagio che possono essere espressi già prima ancora che le situazioni sociali possano completamente degenerare; un po’ come con le malattie occorre fare una diagnosi precoce. E questo vale per molti ambiti: ad esempio nelle politiche giovanili sarà molto importante da un lato stimolare la partecipazione (ma prendendo con coraggio in mano il rischio che questo comporta) ma sarà anche necessario lavorare molto di più sulla prevenzione del disagio soprattutto degli adolescenti e qui occorrerà “tutto il villaggio”: un proverbio africano recita: per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio, e per gli adolescenti non si pòtrà certo pensare di non coinvolgere tutti i soggetti che rappresentano un elemento significativo per la loro crescita. Nell’ambito poi delle politiche familiari occorrerà diventare un riferimento per le famiglie sia dal punto di vista dell’eventuale sostegno economico sia attraverso la possibilità di realizzare forme di confronto nella gestione della propria relazione familiare, mi piace molto l’idea anche di un tempo libero a misura di famiglie soprattutto di famiglie con bambini ancora in età scolare; realizzare un tempo per la famiglia potrebbe essere già uno strumento per permettere la spensieratezza delle relazioni che spesso soffrono nella tensione del quotidiano. E poi l’ambito della terza età non possiamo certo tralasciarlo: un mio desiderio è quello di riuscire a realizzare concretamente uno strumento a supporto degli anziani (tanti) soli della nostra città, che non sono ammalati né necessitano di supporto sociale, però vivono una condizione di fragilità (e spesso anche di marginalità) che non è dignitosa. Una equipe socio-sanitaria di quartiere dove avranno posto anche cittadini che vogliono dedicare del tempo: questa è l’idea che sto maturando! Dobbiamo diventare un po’ come i mandorli che fioriscono prima ancora che la primavera arrivi preannunciandola, cogliere i segni dei tempi.

Lei ha già maturato diverse esperienze con realtà associative del territorio: ritiene che iniziative simili possano essere la chiave per intercettare i bisogni sociali? (esempi virtuosi?)

L’associazionismo dovrebbe essere “imposto per legge”! A parte la battuta credo che vivere all’interno di una associazione di volontariato rappresenti un luogo privilegiato di crescita soprattutto per chi decide di farne parte: è nell’associazione che impari a metterti in gioco, che scopri le tue capacità, che apprendi cosa significa ascoltare e farsi ascoltare, che sperimenti il coraggio di una scelta. Quindi già all’interno della vita di una associazione c’è una grande ricchezza sociale, se poi pensiamo al bene che moltissime associazioni realizzano per gli altri credo che dobbiamo per forza anche in questi anni stimolare e sostenere tutte le associazioni di volontariato che sono presenti nella nostra città. Hanno il ruolo di ossigenare l’aria che respiriamo e anche di spostare la luce su situazioni di fragilità che possono sfuggire. La presenza delle associazioni su un territorio poi anche fisicamente ha il ruolo di presidiarlo, di renderlo appetibile a chi vuole mettersi in gioco. Le associazioni non possono non rappresentare soggetti privilegiati di una azione sociale e politica nello stesso tempo.

Integrazione: quali proposte per intercettare le comunità multiculturali presenti sul territorio cremasco? E per la questione migranti?

Mi piace innanzitutto immaginare questo aspetto come un caleidoscopio, tanti pezzi diversi che se mossi in un certo modo creano delle immagini molto particolari che però per essere apprezzate hanno bisogno della luce. Ecco occorrerà innanzitutto illuminare, rendere cioè più evidenti le comunità presenti a Crema, non lasciarle vivere ancora come ospiti; molti di questi cittadini hanno giurato sulla nostra costituzione sposandone le regole e la ricchezza. Crema, come molte altre città della nostra nazione e direi ormai di tutto il mondo, è una città al passo con i tempi; ha accolto negli anni e accoglie persone di culture, religioni, tradizioni differenti e non faccio riferimento solo alla questione attuale dei migranti. Basta fare un giro per le scuole della nostra città, ci sono bambini, anche nati qui, che provengono da famiglie di etnie diverse, e i bambini vivono con serenità le diversità, noi adulti facciamo molta più fatica e questa fatica va sicuramente accolta non giudicata! Sarà necessario però non perdere questa occasione di crescita che la comunità di Crema potrà realizzare, dal confronto con chi è diverso da me posso solo crescere! Concretamente: mi piacerebbe creare una consulta multiculturale.

Sui migranti mi sono già espresso: nel rispetto delle regole accoglieremo coloro che hanno diritto di essere accolti e cercheremo di farlo nel migliore dei modi anche coordinando in maniera più costante gli enti gestori presenti sul nostro territorio e collaborando con la Prefettura; non è una accoglienza incondizionata perché sono consapevole della fatica che la città e cittadini si trovano a dover sopportare in questo momento. Una soluzione immediata al problema credo non esista e io non essendo un politico e non dovendo cercare il consenso non parlo con slogan o alla pancia delle persone, in questo momento mi è stato richiesto, anche dalla maggioranza dei cittadini, di gestire al meglio questo problema sociale che ha al suo interno (ci piaccia o no) semi di futuro. Rappresenta cioè un problema molto delicato anche per la nostra idea di società futura e quindi è necessario riflettere bene e come ho già dimostrato ho chiesto il parere di tutti anche delle forze di opposizione perché è una questione che deve riguardare tutti i cittadini!

Degrado urbano e sicurezza. Ultimamente si riscontrano situazioni difficili da conciliare in quartieri del centro come zona viale Repubblica, piazza Fulcheria o Porta Serio: quali proposte?

Ci sono cittadini molto problematici, sono quelli che hanno deciso più o meno consapevolmente, di vivere ai margini. Sono spesso “disturbanti” e mi rendo conto che possono anche spaventare gli anziani o anche persone che desiderano solo passeggiare tranquillamente per le vie di Crema o sostare nei bei giardini di cui è ricca la nostra città! E’ uno dei primi “fascicoli” che ho depositato sulla mia scrivania: vorrei garantire la sicurezza ai cittadini e al tempo stesso cercare di fornire un riscatto sociale a queste persone che non amo chiamare “tossici” (anzi mi irrita questa parola quando la sento pronunciata o scritta sui social), sono persone con problemi di dipendenza e probabilmente con problemi psichiatrici severi; e purtroppo ci sono persone che quando affette da alcune patologie fanno fatica a sganciarsi dalla strada e ad integrarsi nelle regole sociali condivise. Io ho pensato di istituire un tavolo ad hoc tra la polizia locale (che egregiamente svolge un’opera di controllo e di supervisione attenendosi alla legge), le altre forze dell’ordine, gli amministratori locali, il terzo settore, che si sta occupando da anni di questa azione di prossimità nei confronti di coloro che vivono l’estrema marginalità, e con alcuni cittadini dei quartieri che sono più sensibili. Un tavolo ad hoc che condivida il più possibile le strategie e gli interventi. Non so se riusciremo a toglierli dalla strada ma la volontà di rendere più serena la vita di ciascuno c’è!

Politiche per la famiglia: nuove necessità dei Cremaschi e nuove misure che saranno applicate entro il quinquennio?

Conosco bene le dinamiche familiari e soprattutto quelle di una famiglia numerosa, credo che quindi non posso sottrarmi (anche a costo di un conflitto di interessi) ad occuparmi in maniera costante delle famiglie. Una priorità saranno le famiglie che attraversano un momento di criticità, sia esso economico attraverso la presa in carico come già avviene da parete dei nostri servizi sociali, sia esso relazionale. In merito a quest’ultimo aspetto credo che sarà importante valorizzare maggiormente la rete tra i Consultori Familiari presenti in città e che prendono in carico molte situazioni. Abbiamo poi in programma di realizzare dei momenti di formazione volti a strutturare competenze per la pianificazione economica familiare. Inoltre nei prossimi cinque anni vogliamo dare delle agevolazioni alle neo mamme coinvolgendo alcuni esercizi commerciali, ma anche il sistema dei trasporti pubblici e della sosta a pagamento per facilitare la vita della neo mamma e del suo bambino soprattutto nei primi mesi di vita: la città accoglie la vita! Infine abbiamo anche in progetto la realizzazione di una App dedicata alle famiglie che le informi su manifestazioni ad hoc per i bambini, ma anche sui servizi per i bambini e le loro famiglie e molto altro ancora.

Consulta Giovanile: #sifa?

Non si può non fare! Non si può non realizzare un organo concreto di partecipazione per i giovani. E non sarà la bandierina dell’assessore alla politiche giovanile o dell’amministrazione Bonaldi Bis. Non è la classica “cosa” da far vedere che si realizza! In tutti i numerosi incontri che in queste settimane ho avuto con i vari giovani delle associazioni e non solo ho sempre sottolineato che il mio compito è stato e sarà quello di creare un contenitore, un luogo dove dovranno arrivare dei contenuti che solo i giovani possono produrre. Le politiche giovanili sono le politiche del rischio: rappresentano concretamente il momento in cui i genitori consegnino la copia della chiavi di casa, è l’atto concreto di fiducia che i genitori fanno (devono fare) anche con il brivido dietro la schiena. I genitori non abbandonano la casa, continuano a convivere con i loro figli ma questi diventano più autonomi cominciano a darsi delle regole in sintonia con quelle della casa. Ecco la consulta è la chiave che dobbiamo consegnare ai giovani della città perché devono anche loro sperimentare la fatica della democrazia, dell’impegno; direi che devono piantarla anche loro di lamentarsi e basta, che entrino da protagonisti: il palco li aspetta e noi glielo stiamo preparando!


© Riproduzione riservata
Commenti