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Scrp in bilico: nuovo
ruolo, smantellamento
o ritorno alle origini?

Il destino di Scrp, Società cremasca reti e patrimonio, è in bilico e molti sindaci-soci ne mettono in discussione il ruolo guida, chiedendo il diritto di recessione.

In pratica Scrp, da società patrimoniale pubblica che prima deteneva una serie di servizi comunali come la gestione della piscina, il bocciodromo, la gestione dei rifiuti, ha via liquidato e privatizzato la gestione e il patrimonio di queste società, diventando stazione appaltante di bandi o gare che coinvolgono i Comuni soci. Dal bando rifiuti a quello del canile, passando per la piscina la cui gestione, in questi casi è stata affidata appunto a società private.

Smantellate le società partecipate e privatizzato i servizi, Scrp, si è pertanto trasformata in un società con 14 dipendenti ed un Consiglio di amministrazione che gestisce appalti come la gara del servizio di igiene ambientale, la gara per la realizzazione dei varchi elettronici, e per l’efficientamento della pubblica illuminazione. Tuttavia, anche per questo ruolo di regia, Scrp si è avvalsa spesso, non avendo sempre le competenze in casa, di consulenze esterne pagate profumatamente.

Di qui le critiche dei sindaci dei piccoli Comuni che, a fronte di una partecipazione economica alla società traggono pochi benefici da appalti i cui frutti sono goduti soprattutto grandi Comuni, in primis quello di Crema che gioca un ruolo determinante. La richiesta di alcuni sindaci è quindi quella di rivendicare il diritto di recedere dalla società recuperando la quota capitale e gestirsi alcuni appalti in proprio. Come è capitato ad esempio al bando sulla gestione dei rifiuti fermo da tre anni: alcuni Comuni come Trescore Cremasco e Palazzo Pignano si sono mossi autonomamente ed hanno già assegnato il servizio.

La domanda che si pongono alcuni sindaci e i rispettivi partiti politici, da Fratelli d’Italia e Lega Nord fino a Rifondazione Comunista, è se abbia senso che Scrp rimanga solo come stazione appaltante di bandi o gestione di reti “Che senso ha mantenerla se non può più gestire il patrimonio dei vari Comuni e i servizi in quanto affidati ai privati?”.

Dito puntato anche contro il cosiddetto Comitato Ristretto dei soci, incapace, secondo alcuni sindaci, di mantenere un rapporto con l’assemblea e condividerne le decisioni. Per dirla in breve i piccoli Comuni non si sentono rappresentati.

In coda è intervenuto il primo cittadino di Casaletto Ceredano, Aldo Casorati, che ha proposto sì di discutere seriamente in merito al futuro della società, ma non attraverso i media locali, ma all’interno dell’assemblea dei sindaci.

Pare comunque complicato giungere a decisioni serene adesso che il clima da campagna elettorale si respira pienamente in città.

AmBel

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