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Pdf: 'Osservazioni in
merito al ruolo dei
cattolici in politica'

Lettera scritta da Flavio Rozza - Il Popolo della Famiglia

Nei giorni scorsi l’ex presidente del Consultorio Diocesano di Crema ha manifestato l’intenzione di sostenere il sindaco uscente ed il Partito Democratico. Questa scelta ha portato alcuni cremaschi, tra cui Marco Mantovani (del PdF), ad esprimere perplessità sul fatto che una persona – fino a ieri esponente di spicco della Diocesi – si sia schierata con un partito che negli anni ha manifestato ostilità verso la Dottrina Sociale della Chiesa. E’ scaturito un interessante dibattito sul ruolo dei cristiani in politica. Un dibattito che ha visto il dr. Gennuso spiegare le ragioni della sua scelta. Intervengo sul tema perché, proprio leggendo quanto scritto dal medico cremasco, scaturiscono ulteriori domande e osservazioni. Leggendo le considerazioni del dr. Gennuso, mi viene in mente uno dei libri più belli di un grande mistico del ‘900, “I cristiani vogliono essere cristiani”, di Don Divo Barsotti. Scriveva Barsotti: «Non è certo facile vivere oggi. Respiriamo un’atmosfera di crisi – religiosa, politica, filosofica, morale – che vorrebbe toglierci ogni volontà di lavorare, ogni gioia di vivere. […]. Saper vivere, saper morire: chi ci insegna più questa sapienza? […]. Vivere sembra che voglia dire non pagar mai di persona, saper galleggiare anche quando tutto va a fondo. Non c’è nulla da salvare quando ognuno vuol salvare soltanto se stesso e il proprio egoismo». Lo scandalo del Cristianesimo, che non è una religione – come Gennuso afferma – ma la condivisione della Croce su cui si è fatto affiggere il Figlio di Dio per salvarci dal peccato, non è il dialogo (parola che nelle Sacre Scritture nemmeno esiste), ma l’affermazione della Verità, tutta intera, senza compromessi e senza l’obiettivo di conseguire il male minore. Purtroppo l’esigenza che molti cosiddetti “cattolici adulti” vivono oggi, è quella di rendere duttile e manipolabile la Verità in base alle esigenze e ai desideri degli uomini, di separare la Fede dalla Ragione, e persino, se fosse mai possibile, di rinunciare ad evangelizzare e convertire e ad appiattirsi in una fede fiduciale senza Verità rivelata. Se tutto va a fondo e si vuole sostituire alla Verità di Cristo non una visione antropologica – come dice l’ex presidente del Consultorio Diocesano – ma un pensiero unico di tutte le leggi e i comportamenti dell’uomo che sono in netto contrasto con quella Verità, che cosa deve fare il cristiano che vuole impegnarsi in politica? Comprendere? Accondiscendere? O, ad esempio – come sostiene Gennuso – interrogare ed interrogarsi sulle relazioni affettive che coinvolgono due persone dello stesso sesso e che devono essere anch’esse tutelate, rispettate e non giudicate. Mettendo tra parentesi il cristianesimo sociale di Aldo Moro, che si trasformò in una visione cattocomunista della realtà, distruggendo culturalmente l’identità cristiana nel nostro Paese, guardiamo al comando di Gesù Cristo, che prescrive l’esercizio del retto giudizio sulle situazioni e sui comportamenti. Non è, forse, così, che si forma, nelle coscienze, il discernimento tra il bene e il male? O vogliamo che attraverso la comprensione della donna che abortisce, delle famiglie che divorziano, dei bambini che all’asilo vengono indottrinati sul piacere della masturbazione sessuale o sull’esistenza del terzo o quarto sesso, della droga che presto sarà distribuita nei supermercati, come le carote o le zucchine, degli ammalati che vengono accompagnati a morire per finalità di carattere politico, si viva l’Inferno su questa Terra? O vogliamo, come diceva Mario Palmaro, che della parola natura nel nostro Paese si parli solo nelle trasmissione di Piero Angela? D’accordo, siamo in una società liquida, dove il giudizio viene spazzato via per far posto al quieto vivere, alla rinuncia all’esercizio della responsabilità, alla tiepidezza. Queste, però, sono categorie che non possono appartenere al cristiano che vuole fare politica. Possono essere praticate da chi afferma che intende operare per il bene comune, omettendo che c’è un solo bene comune da salvaguardare: la Regalità Sociale di Cristo. E’ questa la linea guida del comportamento di un cristiano, in tutti gli ambiti della sua attività. Non c’è nulla da salvare – appunto – quando ognuno vuol salvare soltanto se stesso e il proprio egoismo. Affermare la Regalità Sociale di Cristo vuol dire svolgere un’opera di carità. Non quella pelosa e buonista, che viene evocata per l’accoglienza dei poveri o dei migranti, senza chiedere né ai poveri né ai migranti la loro conversione a Cristo. La carità intesa come virtù teologale, che si compiace della Verità, come diceva l’Apostolo. Paolo VI scriveva che la politica è la più alta forma di carità. Questo vuol dire – certo – anche amare i nostri nemici, ma sapendo che tali rimangono se non diventano amici di Cristo. A questo proposito – mi si consenta – noto un po’ di confusione nella conclusione del dr. Gennuso. Quando Cristo dice “Vi riconosceranno da come vi amerete”, le Sue parole non si rivolgono a tutti, ma a molti: a coloro che condividono la Croce, non a coloro che la calpestano nelle scelte quotidiane della loro vita. Se si scelgono compagni di strada politica che questo fanno, qual è il servizio alla carità che si vuole prestare?

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