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Cassa integrazione:
41 le aziende ancora
in crisi sul territorio

In provincia di Cremona sono 41 le aziende in crisi, con il coinvolgimento di 1731 addetti ai lavori. Le richieste di cassa integrazione ordinaria sono 855, mentre quelle straordinarie sono arrivate a 149, oltre a 57 lavoratori in mobilità. I contratti di solidarietà sul territorio provinciale si attestano a 32 lavoratori, la cassa in deroga a 52 e le aziende in chiusura, fortunatamente, solo a 1.
E’ quanto si evince dal Rapporto congiunturale della Fim Lombardia, presentato a Milano questa mattina, che ogni sei mesi rileva sistematicamente i dati nelle circa 7.000 aziende industriali che impiegano oltre 550.000 lavoratori della regione.
Cassa integrazione in calo per l’industria metalmeccanica: -49%. Ma in Lombardia il settore è ancora in difficoltà: 612 le aziende e 20.721 i lavoratori colpiti dalle crisi nel secondo semestre del 2016. Certamente meno rispetto ai primi sei mesi dell’anno scorso con 1.056 aziende e 33.914 lavoratori cassintegrati.
I territori maggiormente coinvolti da crisi nel semestre sono quelli di Milano (28,45%), Brescia (20,96%) e Varese (12,55%). Seguono Bergamo (11,27%), Cremona (5,12%) e Como (5,02%). Queste aree vedono la presenza di insediamenti industriali importanti, sia nei comparti tradizionali che in quelli innovativi del settore metalmeccanico, con una presenza cospicua sia di grandi imprese di livello nazionale e internazionale, mentre le imprese medie-piccole sono storicamente radicate in tutti i territori. Nella seconda metà del 2016 è diminuito sia l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria (441 aziende e 13.178 lavoratori contro le 865 e gli oltre 24mila dei primi sei mesi); ma anche la cassa integrazione straordinaria cala di circa il 20% con 110 aziende (139 aziende le precedenti) e 5.642 lavoratori coinvolti (6.771 nel semestre precedente).
Resta alto il numero dei licenziamenti – 1.901 -, anche se in calo rispetto al giugno del 2016, annata che chiude con oltre 4.300 lavoratori collocati in mobilità.  “Una conferma del persistere della crisi e della deresponsabilizzazione di diverse aziende rispetto all’impatto sociale – afferma Enrico Civillini, segretario generale Fim Cisl Lombardia – Non possiamo certo affermare che l’industria metalmeccanica si sia lasciata alle spalle le difficoltà; vi sono ancora diverse crisi strutturali che dovranno fare i conti con la riforma degli ammortizzatori sociali”. Ciò che si rende ora necessario, secondo la Fim Cisl è costruire un sistema di flexsecurity, sul modello nordeuropeo, che possa farsi carico delle persone che perdono il lavoro offrendo loro riqualificazione e ricollocamento. “Purtroppo, in Italia, tutte le riforme del lavoro si sono occupate di flessibilità senza prima di costruire un efficace e virtuoso sistema di protezione – sottolinea Civillini – L’Anpal, la nuova agenzia nazionale per il lavoro, dovrà farsi carico di una vera protezione sociale per i disoccupati traghettandoli tra un posto di lavoro e l’altro”.
ab

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