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Continua il tour sociale
Zona 4: da assistenzialismo
a responsabilità condivise

San Bernardino e Vergonzana, San Pietro e San Benedetto, Castelnuovo. Il tour sociale di Farelegami continua con tre tappe nella “zona sociale 4”, ad est della città, dove si concentrano i quartieri caratterizzati, ad eccezione di Castelnuovo, da una maggioranza di cittadini anziani e numerose famiglie straniere.

La delegazione composta dal sindaco Stefania Bonaldi, l’assessore al welfare Angela Beretta, il consigliere Matteo Gramignoli, gli assessori Matteo Piloni e Paola Vailati e i coordinatori dei servizi sociali Angelo Stanghellini ed Elena Brazzoli ha fatto tappa presso le rispettive parrocchie. Presenti i referenti religiosi (Don Lorenzo Roncali per San Bernardino e Vergonzana, don Agazzi a San Pietro e San Benedetto, don Giuseppe Dossena per Castelnuovo) , Caritas, Acli,gli operatori dei centri di ascolto e i volontari attivi nell’ambito di attività ricreative, sportive e di socializzazione.

Le iniziali difficoltà riscontrate nei quartieri di San Bernardino, Vergonzana, San Pietro e San Benedetto riguardano il primo approccio verso i residenti; creare momenti conviviali è ancora una volta l’occasione per far emergere problemi e richieste di aiuto silenti. I centri di ascolto sono il primo punto di contatto con famiglie disagiate e anziani soli, ma come noto la consegna di pacchi alimentari (circa 900 consegnati nel 2016 solo a San Bernardino) o di piccoli aiuti economici non risolve i problemi.

“E’ difficile uscire dall’assistenzialismo cronico a favore di progettualità – spiegano le assistenti sociali – ma è la direzione in cui stiamo cercando di lavorare”. Una prospettiva che si traduce nel bisogno di dare una risposta univoca e coordinata alle tante richieste che si sovrappongono: lavorare in rete significa erogare la giusta quantità di risorse a chi ne ha bisogno, evitando lacune ed eventuali sprechi di risorse. In quest’ottica, a San Pietro e San Benedetto i volontari hanno fatto rete con alcuni esercizi commerciali della città: ad esempio, diverse panetterie consegnano l’invenduto alle parrocchie per distribuirlo alle persone bisognose.

“Le situazioni di vulnerabilità non sono esclusivamente quelle già compromesse – spiega l’assessore al welfare Beretta – il nostro ruolo non è solo sanare le emergenze ma evitare che queste si verifichino: ci sono molte persone e famiglie esposte a fattori di rischio o segnate da problemi personali, che tuttavia possono ancora fare un lavoro di comunità per non cadere in situazioni irrimediabili. E’ ciò che accade nella mediazione abitativa, dove operatori e volontari lavorano per responsabilizzare gli utenti accompagnandoli all’autonomia”. Un compito non semplice per i referenti parrocchiali, sacerdoti e volontari, che chiedono incontri più sistematici per affrontare le rispettive realtà, per tradurre la collaborazione avviata con i servizi sociali in una vera e propria operazione di presidio di quartiere. Per orientare gli aiuti è necessario incrociare gli indicatori a disposizione dei servizi sociali, tra cui lo stato di famiglia, l’indice ISEE e il quadro di aiuti materiali ed economici.

Il rilancio parte dai giovani: oltre a grest e doposcuola nascono proposte nuove per favorire il contatto e l’integrazione. A questo proposito non mancano le iniziative spontanee di cooperative, consorzi e associazioni del territorio: tra questi spicca il progetto Sportabilità, promosso dall’A.C.Crema 1908 presso il centro San Luigi, che offre occasioni di aggregazione giovanile e inclusione sociale rivolte a persone disabili. Un impegno analogo, quello della Polisportiva Castelnuovo, molto radicata nel quartiere e assai qualificata quanto a figure di allenatori ed educatori, che raccoglie moltissimi bambini e ragazzi e da anni lavora sul fronte della integrazione della disabilità.

Diversa, rispetto alle altre due zone incontrate, la situazione di Castelnuovo, dove la nuova vitalità riscontrata nel quartiere conferma la validità dei laboratori di comunità, che mettono in campo azioni trasversali dedicate ad adolescenti, anziani e disabili, che intrecciano formazione e intrattenimento. Grande la attività del gruppo Caritas, ma anche l-impegno della Associazione genitori della scuola elementare, in una ottica di rete con i servizi sociali comunali.

L’assegnazione di un unico interlocutore dei servizi sociali ha semplificato la relazione con il territorio attivando meccanismi di collaborazione finalizzati a rendere le zone co-responsabili: “Naturalmente le fragilità non vanno abbandonate a se stesse, quindi assistenti sociali e rete territoriale giustamente puntano la attenzione sulle fasce vulnerabili, ma dobbiamo abbandonare l’idea che ci si occupi solo degli ‘ultimi’ – conclude il sindaco Bonaldi –. Dobbiamo mettere al centro anche la promozione del benessere, dove anche chi sta bene possa vivere meglio con gli altri, perché anche questo ha riflessi positivi sulla vita di quartiere, con un effetto restituzione sulla intera Comunità”.

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