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25 novembre: le donne
continueranno a gridare
'Non una di meno!'

120. E’ il numero di donne torturate, portate all’esasperazione, pedinate, violentate e poi uccise nel nostro Paese dall’inizio del 2016. Un fenomeno in crescita che forse, sarebbe meglio smettere di chiamare emimg_20161125_090530ergenza. Perché l’emergenza è un fenomeno intenso, ma di breve durata. 120 donne uccise significa una ogni tre giorni. E allora non è più emergenza: è barbarie.

Donne di tutte le età, dalle bambine abusate spesso dagli stessi famigliari, alle anziane, picchiate per i più futili motivi. E poi quella stragrande fascia che va dalla post-adolescenza all’età matura, dai 20 ai 50 anni, nella quale tante donne vivono vittime della gelosia dei mariti possessivi, nella paranoia di fidanzati maneschi. Esseri piccoli, questi uomini, che per sentirsi grandi devono fare vedere chi è più forte.

E poi c’è un’altra violenza, che non lascia segni visibili, almeno non colorati di viola, ma li lascia nel cuore. E’ di pochi giorni fa la notizia del primo arresto per il reato di stalking nel cremasco. La vittima una ragazza di appena vent’anni, che ha visto la propria vita cambiare, che ha dovuto modificare le abitudini per mettersi in sicurezza, perché è un attimo passare dalle minacce agli schiaffi, dai “Sei solo mia” ai coltelli.img_20161125_090614

Oggi è il 25 novembre, e anche a Crema, in piazza Duomo, ci sono tante scarpette rosse, posate sui nomi di quelle “noi” che non ci sono più. E anche gli uomini si fermano, guardano, molti di loro senza sapere che cosa significhino tutte quelle scarpe. Leggono i nomi di sfuggita e poi si allontanano; un ragazzo più informato si fa il segno della croce. Le donne, invece, arrivano in piazza prima di andare al lavoro, di portare i figli a scuola; e tutte si fermano, tutte fanno un sospiro, alcune chiudono gli occhi, altre ancora alzano la testa al cielo, in silenzio, pensando a quelle guerriere a cui è stata tappata la bocca per sempre.

Quello che gli aguzzini non sanno è che le donne che restano non smetteranno mai di gridare, per sé stesse, per chi non c’è più, per tutte: “Non una di meno!”, per far sapere che non vogliamo più perdere neppure una di noi.

Ambra Bellandi

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