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7 sindaci e 8 punti per
smontare accuse di Beretta
e Zanibelli al sindaco

Un comunicato pungente e disarmante, da parte di sette sindaci (per la maggior parte di centrodestra) del Cremasco. Argomento: la mancata compravendita del 4% delle azioni di PadaniaAcque, che i consiglieri comunali Beretta e Zanibelli hanno pesantemente criticato in conferenza stampa venerdì.

Consiglieri che vengono smontati dai sindaci dei loro stessi partiti, che ricordano “che i presunti leader del centrodestra non  sono stati capaci di  convincere i  propri sindaci a decidere in maniera diversa dal sindaco di Crema”.

Il comunicato:

Sgombriamo subito il campo da equivoci: non spetta a noi difendere il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi. Lo sa fare benissimo da sola. Chiaro?

Ci interessa invece  puntualizzare alcune affermazioni di  Simone Beretta e Laura Zanibelli, consiglieri comunali  di Crema, riportate da media locali. Frasi che i due esponenti del centrodestra avrebbero pronunciato venerdì durante una conferenza stampa da loro convocata. Dichiarazioni ribadite in un comunicato stampa firmato dai Gruppi consiliari Servire il Cittadino, Solo Cose Buone per Crema, FI, NCD. Tema della discussione: il 4% azioni di Padania Acque che dovevano finire nel  portafoglio di Scrp con un esborso di  un milione e seicentomila euro dei soci e che probabilmente non ci finiranno.

Punto uno. Beretta e Zanibelli, accusano il comune di Crema  di avere bloccato  l’operazione. Dimenticano che il 90 per cento o forse più dei comuni soci di Scrp ha espresso la stessa posizione.  Tra coloro che non hanno approvato la delibera compaiono quasi tutti i sindaci di centrodestra, alcuni con peso specifico elevato, ad esempio Soncino e Romanengo. Tra i reprobi anche i comuni-soci di Scrp  della Lega, Pizzighettone compreso. Tutti genuflessi a Crema?

Punto due.  Non ci interessa discutere  se la  Bonaldi sia o meno  la leader del Cremasco. Sottolineiamo che i presunti leader del centrodestra non  sono stati capaci di  convincere i  propri sindaci a decidere in maniera diversa dal sindaco di Crema. Sono questi i leader dl centrodestra?

Punto tre. La decisione contestata da Beretta e Zanibelli, è degli oltre 40 sindaci cremaschi i quali hanno espresso autonomamente un parere che coincide con quello del comune di Crema. E coincide ha un significato diverso da uguale. Una sfumatura semantica, una pippa se volete, ma dal contenuto pregnante. I sindaci del circondario non sono “venuti giù né con la piena del Serio, né dell’Oglio, né dell’Adda”. Non sono proni alla città, almeno non tutti. Crema è importante, ma non decide per gli altri Comuni. Probabilmente ci sbagliamo, ma dalle dichiarazioni di Beretta e Zanibelli non traspare questa autonomia decisionale della periferia. Insomma Crema non è er mejo fico del bigoncio, per bolla papale o imposizione divina. Spesso lo è, ma non sempre.

Punto quattro. Durante la riunione informativa organizzata da Scrp  lunedì scorso  è  emerso che più di un segretario comunale  ha espresso perplessità sulla validità della delibera da approvare. Perplessità non dissolte dal dibattito che si è tenuto. L’articolo 4 e 5 della legge Madia non sono cavilli. E i segretari non sono né di destra né di sinistra, né di centro. E non sono neppure di Crema.

Punto cinque.  Beretta e Zanibelli illustrino il vantaggio di stare  in minoranze- anche con le eventuali parte di azioni liberate dalla Provincia – con una quota superiore all’attuale  quando Padania acque  è una società che per legge non distribuisce  dividendi.  Non sarebbe più utile  per i cittadini impiegare il milione e seicentomila euro in  opere condivise sul territorio?

Punto sei. Beretta e Zanibelli affermano che con questa decisione si avranno  ripercussioni economiche e ambientali sul nostro territorio. Da quando un mancato aumento della partecipazione azionaria di minoranza ha una ricaduta ambientale?

Punto sette. Il comune di Crema detiene in Padania acque una quota  dell’0,0422, quasi nulla,  la terzultima del Cremasco, meno di Ticengo che ne ha lo 0,32210. Ogni commento è superfluo.

Punto otto. Bisogna saper perdere. In questa occasione i giochi di partito, gli inciuci, il consociativismo sono stati sconfitti. Hanno vinto i sindaci. Gli unti dal Signore e i supposti tali, per una volta, sono stati abbandonati dalla truppa. I sindaci si sono rotti di mettere le proprie terga al servizio di altri. In alto i cuori. Una rondine non fa primavera. Potrebbe però essere l’inizio di una dialogo per una coalizione tra i piccoli comuni del Cremasco. Un segnale per contare e fregarsene della casacca indossata. I manovratori  del vapore, quelli che vivono nella turris eburnea, sappiano che ad alcuni sindaci da un po’ di tempo, piace citare Clint Eastwood: “E’  meglio che prendi nota: io sono cattivo, incazzato e stanco”.

 

Rosolino Bertoni, sindaco di Palazzo Pignano
Luca Cristiani, sindaco di Casaletto di Sopra
Gabriele Gallina, sindaco di Soncino
Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco Vidolasco
Nicola Marani, sindaco di Salvirola
Paolo Palladini sinadco di Vailate
Attilio Polla, sindaco di Romanengo

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