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Progetto 'Smile': allo
Sraffa si parla di doping
con Walter Della Frera

Nell’ambito delle iniziative legate al progetto “Smile”, questa mattina ospite dell’istituto Sraffa il consigliere comunale delegato allo Sport Walter Della Frera, non in veste di amministratore, ma di medico sportivo, per un incontro che ha avuto come tema principale, il doping nello sport.

Forte della sua esperienza, sia in panchina, quale medico del Pergocrema nel calcio e Reima nel volley, che in organismi nazionali che si occupano del fenomeno, in particolare la commissione antidoping della Federcalcio, il dottor Della Frera, ha relazionato sul tema, portando anche una serie di materiali e video. In particolare è stato fatto vedere agli studenti presenti in aula magna, il cortometraggio “Il mio doping” di Emanuele Arrigazzi, che ben si presta ad offrire a tutti, un valido supporto in materia di prevenzione dei comportamenti a rischio connessi all’uso di sostanze dopanti. In questo video inserito in un progetto finanziato dal ministero della salute, il protagonista è un ciclista che con le sue parole, fornisce un’immagine piuttosto veritiera della realtà che ruota attorno al mondo dello sport.

Nel dialogo con gli studenti dello Sraffa, Della Frera ha ribadito alcuni dei pericoli insiti nello sport negli ultimi decenni: dall’eccessiva medicalizzazione dell’attività sportiva, all’assunto secondo cui, senza doping non si vince. “Ma per quale motivo una persona sana è spinta ad utilizzare farmaci o sostanze proibite per aumentare le proprie prestazioni e vincere a tutti i costi – si chiede Della Frera – Perché se non vinci non sei nessuno, non guadagni, non hai sponsor, non hai successo, ed è questo ciò che bisogna cambiare”.

Nel corso della mattinata, sono stati approfonditi gli effetti collaterali dell’uso di farmaci dopanti, ed anche gli effetti degli eccessivi dosaggi di sostanze, che di per sé non rientrerebbero tra quelle dopanti, come possono essere integratori e vitamine. Spazio anche ad un po’ di storia del doping, dai greci, ai romani fino ai giorni nostri, con i casi delle recenti olimpiadi brasiliane, senza dimenticare l’analisi sull’abuso di pratiche ormonali o trasfusionali, in voga negli anni passati in diversi sport. “Se il problema è sociale – ha concluso Della Frera – la soluzione non può essere repressiva. Occorre un cambiamento di mentalità, una cultura diversa, perché i successi si raggiungono solo con un lavoro di gruppo e senza doping”.

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