Cronaca
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'Disabili visivi a scuola', allo Sraffa corso per conoscere le difficoltà dei ragazzi

E’ iniziato molto bene, lo scorso martedì all’Istituto Professionale Sraffa, il corso “Disabili visivi a scuola”, promosso e organizzato dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (Uici) di Cremona e rivolto agli insegnanti e a tutto il personale scolastico e parascolastico.

Il corso si svilupperà su tre moduli: dopo Crema, si svolgerà, nelle prossime settimane, a Casalmaggiore e Cremona.
Il progetto, che già da alcuni anni l’Uici aveva voglia di realizzare, vuole essere d’aiuto a tutti coloro che, operando nel mondo della scuola, si trovano a dover accogliere e accompagnare un alunno non vedente o ipovedente attraverso il percorso di studi a partire dalla scuola materna fino alle superiori e, in alcuni casi, anche all’università.

“La disabilità visiva è sicuramente una delle più gravi ed invalidanti e richiede pertanto interventi molto specifici e mirati – ha affermato Flavia Tozzi, Presidente dell’Uici di Cremona nella sua breve introduzione al corso – Il percorso che una persona affetta da questo problema deve affrontare per poter diventare parte attiva della società in cui vive, ha inizio, come per tutti, dalla scuola. Dalla materna fino all’università, il cammino non è affatto semplice, per ovvie ragioni, ma il primo presupposto per garantirne il successo è far sì che il bambino si senta accolto nel giusto modo, circondato da personale preparato e competente”. Non sempre, purtroppo, gli insegnanti, compresi quelli di sostegno che spesso hanno solo una preparazione generica, hanno una chiara idea sul giusto modo di approcciarsi all’alunno con problemi di vista.

Da qui l’esigenza, da parte dell’Uici di tentare di arginare questa carenza istituzionale, fornendo, tramite la propria consulenza di persone esperte del settore, in poche lezioni, suggerimenti e indicazioni utili, spunti che poi andranno approfonditi e sviluppati dai partecipanti al corso. “Compito fondamentale della nostra associazione è quello di difendere e tutelare i diritti di chi non vede o vede poco, garantirgli una formazione culturale e professionale fino all’inserimento nel mondo del lavoro per renderlo parte attiva nella società in cui vive e far sì che non rimanga soggetto passivo”.

Davanti ad un gruppo di 28 corsisti, il presidente del Consiglio regionale Uici Nicola Stilla, ha illustrato i passaggi storici che hanno condotto i ciechi dalla condizione di mendicanti o ricoverati negli ospizi, a una dignitosa vita attiva, come professionisti, insegnanti, persone in grado di dare un valido contributo alla società. Si è soffermato a sottolineare l’importanza dell’insegnamento del codice di scrittura e lettura Braille, che, per i ciechi assoluti di tutto il mondo, è ancora l’unico modo diretto di leggere e scrivere, rammaricandosi del fatto che troppo spesso non venga più insegnato i bambini, poiché considerato obsoleto rispetto alle nuove possibilità tecnologicamente avanzate, come sintesi vocali e testi digitali. Stilla ha anche trattato il delicato tema del rapporto scuola-genitori e del rischio che l’ingerenza del neuropsichiatra nella formazione scolastica dell’alunno con disabilità visiva divenga troppo rilevante influenzando eccessivamente il percorso di studio. Inoltre, ha brevemente illustrato gli articoli della legge 138/2001, strumento ufficiale che classifica le categorie di ciechi assoluti, parziali, ipovedenti gravi, medio-gravi e lievi. Altro importante argomento toccato è stato quello delle competenze istituzionali per l’assistenza scolastica ai disabili sensoriali, che Regione Lombardia ha, per il momento, ancora demandato alle aree vaste, questione che è ancora molto controversa e complicata, in quanto non tutte le ex province intendono rispettare tale mandato, adducendo quale scusa la mancanza di fondi. La fornitura dei testi scolastici in Braille, a caratteri ingranditi, la consulenza tiflologica e l’assistente alla comunicazione devono quindi essere garantite dalle aree vaste, mentre l’assistente alla persona è in carico ai comuni. Infine, Stilla ha ricordato l’I.Ri.Fo.R. (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione), che si occupa di realizzare corsi di formazione e riabilitazione e, prima di congedarsi dagli allievi, ha distribuito un piccolo opuscolo dal titolo “Mani che leggono”, dove è illustrato il sistema di scrittura Braille, ribadendo che “per un bambino non vedente il tatto è essenziale per conoscere l’ambiente che lo circonda, perciò non bisogna mai impedirgli di toccare tutto, anche se questo a volte può essere un po’ pericoloso e, se si sporca le mani – ha concluso – si possono sempre lavare, ma non si deve mai impedire al bambino di esplorare gli oggetti, perché questo è fondamentale per la sua autonomia”.

Il corso è proseguito mercoledì con il prof. Abba, ex direttore dell’Istituto dei Ciechi di Milano, che ha trattato l’importante tema dell’inclusione scolastica, partendo dalla propria personale esperienza come insegnante di alunni non vedenti e ipovedenti; e giovedì con il docente Gianbattista Rossi, consulente informatico, anch’egli collaboratore dell’Istituto.

Nei prossimi giorni, verranno illustrati altri temi, quali le modalità di apprendimento degli allievi con disabilità visiva, trattato dal prof. Paolo Colli e l’autonomia e mobilità dall’istruttore Sebastiano Presti. Al termine, verranno effettuati test di apprendimento per valutare il grado di successo del corso.

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