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'Eppur si muove':
l'Austroungarico mette
d'accordo tutto il consiglio

Ieri sera si è svolto il primo consiglio comunale dopo la pausa estiva.

All’ordine del giorno la convenzione a uso per la Fondazione San Domenico del Mercato Austroungarico. Il progetto di riqualificazione, dopo il benestare della Sovraintendenza, dunque, procede.

austroungarico-ev“Il ritorno all’uso dell’Austroungarico, luogo di pregio che questa Amministrazione ha già un poco riportato in vita con degli eventi nell’antistante piazza Trento e Trieste, non potrà mai essere completo senza la riqualificazione profonda dell’ex Mercato – ha spiegato l’assessore ai Lavori Pubblici Fabio Bergamaschi – Su questo tema mi sono speso personalmente e, grazie a un progetto di fattibilità l’Amministrazione è riuscita a ottenere il nulla osta della Sovraintendenza”. Compiuto questo importante passo si è deciso di coinvolgere nel progetto anche la Fondazione San Domenico, alla quale, secondo la convenzione approvata ieri sera in consiglio, l’uso dell’Austroungarico verrebbe concesso per i prossimi vent’anni, ma la proprietà degli immobili resterà in capo al Comune. “L’affidamento alla Fondazione è in linea con l’idea di restituire l’Austroungarico alla città e ai suoi abitanti sotto il profilo culturale”, ha proseguito Bergamaschi.

La convenzione inizialmente non ha incontrato l’unanimità, perché, secondo alcuni consiglieri di minoranza era un vero e proprio “assegno in bianco consegnato alla Fondazione”. Si è dunque deciso di modificare il testo, a seguito di una mediazione che ha interrotto i lavori del consiglio per una ventina di minuti. E’ stato deciso di assegnare sì la direzione dei lavori e la ricerca delle risorse finanziare per la riqualificazione dell’Austroungarico alla Fondazione San Domenico, ma a patto che “Il progetto preliminare passi dal consiglio comunale per l’approvazione”.

La convenzione è quindi passata a seguito dell’emendamento, con 20 voti favorevoli e due astensioni, quelle dei rappresentanti Cinque stelle. Alessandro Boldi e Cristian di Feo hanno sottolineato quanto sia “basso il grado di collaborazione che la Fondazione dimostra nei confronti del consiglio comunale e quanta poca trasparenza ci sia nell’operato del Cda della fondazione stessa. C’è solo un presidente (Giuseppe Strada – ndr) – ha concluso Boldi – e decide tutto lui”.

Affermazioni non propriamente leggere che il consigliere di centrodestra Antonio Agazzi ha definito “Curiose, perché siete stati molto solerti nell’allearvi con il Pd per eliminare il candidato al Cda della Fondazione della nostra parte politica. Vedo comunque il progetto con una buona disposizione perché noto che qualcosa si sta muovendo su un tema di cui si discute da trent’anni e che riguarda un bene cittadino che si è ridotto a un pisciatoio e luogo di bivacco a causa della cecità della Sovraintendenza”.

Tornando all’Austroungarico, il progetto di fattibilità presentato prevedeva, inizialmente, la chiusura totale dei chiostri, chiusura che non ha riscontrato il benestare della Sovraintendenza. Si è così deciso di prendere in considerazione un’altra ipotesi, ovvero quella di una chiusura parziale, lasciando una permeabilità tra via Verdelli e piazza Trento e Trieste. “Questo permette di usufruire comunque degli spazi, che potranno essere polivalenti, anche ripensando l’Austroungarico come spazio commerciale, nel quale si potrebbero valorizzare i prodotti gastronomici del territorio”, ha chiosato Bergamaschi.

Ambra Bellandi

 

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